
Passate le feste, ricominciano gli scioperi a raffica. In questo caso scioperano insieme: treni, trasporti locali e perfino gli uomini radar di Linate e Orio al Serio. Insomma oggi spostarsi sarà stato assai complesso (per usare un eufemismo). Chi paga? I pendolari prima di tutto. Poi gli stessi lavoratori dei trasporti, cui spesso conviene aderire agli scioperi anche se non sono d’accordo, pena il rischio di trovarsi con un carico triplo di viaggiatori (e perlopiù arrabbiati). C’è qualcosa che non va in tutto questo. Come italiani siamo sin troppo remissivi, causa l’abitudine, nell’accettare una situazione del genere.
Queste raffiche di scioperi non solo danneggiano i più deboli (i pendolari), ma rovinano anche la reputazione del nostro paese all’estero, e quindi il nostro turismo (che infatti ne risente). Cosa racconterà infatti lo straniero ai suoi amici quando tornerà dalla sua vacanza in Italia (se riuscirà a tornare, visto che anche gli aerei in quanto a scioperi non scherzano), dove avrà visto che nel nostro paese i ferrovieri scioperano in media due volte al mese? Pensate che nell’anno e mezzo intercorso tra il 2005 e il 2006 sono stati proclamati 2621 scioperi nel nostro paese: cioè 4,8 al giorno. 27 volte più che in Germania.
Così non si può andare più avanti. E’ ora di pensare a formule nuove, per esempio in Germania è prevista la consultazione dei lavoratori prima di convocare gli scioperi. Per non parlare del fatto che in Italia esistono troppe sigle sindacali (alcune con meno di 5 iscritti) con diritto di proclamare sciopero. Tale diritto va riservato solo a chi sia davvero rappresentativo dei lavoratori. Riduciamo il numero dei sindacati, insomma. L’abbiamo fatto con i partiti presenti in Parlamento che rappresentano i cittadini, perché non fare altrettanto con i rappresentanti dei lavoratori?