Con Berlusconi e contro i professionisti dell’indignazione a comando

giu 23

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Il grande Marshall McLuhan diceva che l’indignazione è una tecnica per dare dignità a un idiota. Difficile non pensare al grande sociologo canadese quando in questi giorni tanti giustizialisti denunciano a squarciagola le nuove norme sulla giustizia. Costoro sono infatti capaci di scendere in piazza gridando contro la presunta impunità di un singolo cittadino, mentre chissà perché dimenticano di denunciare i quasi novemila magistrati che (loro sì) godono di una reale impunità, e da decenni. 

Solo chi chiude entrambi gli occhi può non vedere la disparità di trattamento cui è sottoposto Berlusconi: accusato di cercare l’impunità mentre viene perseguito da magistrati che impuniti sono già. Basti pensare all’innocente Tortora ed al processo-farsa cui fu sottoposto. Che fine fecero i Pubblici Ministeri di quel processo? Furono radiati per persecuzione ingiusta nei confronti del presentatore? Macché, furono promossi al Consiglio Superiore della Magistratura.

Questa è l’impunità reale ed ancora attuale che dovrebbe indignare, quella dei magistrati. Tanto più che si tratta di persone che decidono delle vite di noi tutti. Si domandino questi professionisti dell’indignazione a comando perché non riescono a interessarsi della sorte degli italiani nelle aule di giustizia, ma solo della sorte di uno in particolare. Che sia forse un’indignazione “ad personam”?

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Un commento a “Con Berlusconi e contro i professionisti dell’indignazione a comando”

  1. Matteo Gavazzi scrive:

    Ecco Mauro, il solito sistema brigatista, ..niente cognome ed attacco infamante al limite della legalità. Voi di “Lotta contnua”, ovvero gli assasini del Cmmissario Calabresi non ce la fate proprio ad accettare la democrazia!

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