Sindacalisti zitti sugli insegnanti razzisti?

ott 3

Cari lettori del blog, prima di tutto vorrei ringraziare tutti coloro (e sono stati tanti!) che hanno partecipato all’ultimo mio post riguardante l’argomento della scuola. Sto leggendo bene i vostri commenti e prometto a tutti i miei lettori e soprattutto a coloro che hanno partecipato alla discussione (i vari Attila, C.C., G. Ros, Pablo, Giuseppe e soprattutto l’ Ing. Piero S. con tutti gli altri) che la prossima settimana avrete sicuramente una risposta ai vostri quesiti e dubbi.

Intanto pero’ e’ sempre la scuola a tenere banco in questi giorni: il caso della giovane precaria di Milano che ha dato degli “stronzi” agli alunni, e ha poi invitato i genitori di un bimbo africano a riportarlo “nella giungla”, mi ha inorridito. Mi ha colpito ancora di più il fatto che di fronte ad un’insegnante palesemente incapace e dannosa per gli alunni, la Preside non abbia gli strumenti per intervenire e sanzionare il comportamento di questa insegnante. Non solo, il rischio ora è che questa precaria venga immessa in ruolo.

Di questo non possiamo che ringraziare i sindacati della scuola, sempre pronti a difendere i fannulloni e gli incapaci. Gli stessi che oggi si ergono a difesa della scuola. La verità è che questo sindacato è troppo impegnato a difendere i posti di lavoro della scuola, per pensare al bene degli studenti.

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31 commenti a “Sindacalisti zitti sugli insegnanti razzisti?”

  1. Louis scrive:

    Come al solito Lei, sig.ra Colli, non va a fondo nelle notizie, finendo per fidarsi di improbabili ricostruzioni giornalistiche. 1) l’insegnante in questione è stata sospesa dall’incarico, finché una commissione non ne accerterà le responsabilità e deciderà, eventualmente, di sollevarla del tutto dall’insegnamento; 2) i mezzi per sollevare dall’incarico gli insegnanti che si macchiano di gravi lacune ci sono, introdotti dal Ministro Fioroni, dopo che per 5 anni, la sua amata collega di partito, Letizia Moratti, non aveva mosso un dito.
    Distinti saluti.

  2. Monica scrive:

    Gentile signora Colli,
    non credo che lei sia bene informata ,per il personale docente e direttivo vi sono delle sanzioni disciplinari previste per legge ch in questo Paese per il momento esiste ed è uguale per tutti ,come sancisce la Costitizione.
    Sanzioni disciplinari

    Generalità

    Secondo l’art. 56 del CCNL 1994-1997 le sanzioni disciplinari e le relative procedure di irrogazione sono disciplinate dagli artt. 492 e ss. del D.Lgs. 297/94.

    In particolare, al personale direttivo e docente della scuola nei casi di violazione dei propri doveri possono essere inflitte le seguenti sanzioni disciplinari:

    — avvertimento scritto;

    — censura;

    — sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino ad un mese;

    — sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio da oltre un mese a sei mesi;

    — sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio per un periodo di sei mesi e utilizzazione, trascorso il periodo di sospensione, per lo svolgimento di compiti diversi da quelli inerenti la propria funzione;

    — destituzione.

    Avvertimento scritto

    L’avvertimento scritto consiste in un richiamo scritto e motivato che viene inflitto per lievi mancanze riguardanti i doveri inerenti alla funzione docente. Viene irrogato dal Direttore didattico o Preside e deve essere preceduto dalla contestazione degli addebiti. Avverso il provvedimento del Direttore didattico o Preside è ammesso ricorso gerarchico al Ministro che decide, sentito il Consiglio per il contenzioso del Consiglio nazionale della P.I.

    Censura

    La censura è una dichiarazione di biasimo scritta e motivata inflitta in conseguenza di mancanze non gravi inerenti ai doveri d’ufficio.

    Competente ad irrogare la sanzione è il Provveditore agli studi per il personale direttivo e docente. La censura deve essere preceduta dalla contestazione degli addebiti.

    Avverso il provvedimento del Provveditore agli studi, è ammesso ricorso gerarchico al Ministro, che decide sentito il competente Consiglio per il contenzioso del Consiglio nazionale della P.I.

    Sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino ad un mese

    La sospensione consiste nel divieto di esercitare la funzione docente e direttiva, con la perdita del trattamento economico, salva la concessione di un assegno alimentare pari alla metà dello stipendio minore e agli eventuali assegni per carichi di famiglia. La sospensione comporta anche il ritardo di un anno nell’attribuzione dell’aumento periodico di stipendio.

    La sospensione viene inflitta:

    — per atti non conformi alle responsabilità, ai doveri ed alla correttezza inerenti alla funzione o per gravi negligenze in servizio;

    — per violazione del segreto d’ufficio, inerente ad atti od attività non soggetti a pubblicità: a titolo esemplificativo citiamo gli atti degli organi disciplinari o contenziosi e tutti gli atti dalla cui divulgazione può derivare un pregiudizio all’Amministrazione o a terzi;

    — per aver omesso di compiere gli atti dovuti, in relazione ai doveri di vigilanza. Si ha riguardo ai doveri di vigilanza sugli alunni in custodia nelle scuole di ogni ordine e grado.

    La sospensione è inflitta dal direttore generale o capo del servizio centrale competente al personale dei ruoli nazionali, sentito il Consiglio di disciplina del Consiglio nazionale della P.I.; dal Provveditore agli studi al personale dei ruoli provinciali, sentito il Consiglio di disciplina del Consiglio scolastico provinciale.

    Sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio da oltre un mese e fino a sei mesi

    Viene inflitta:

    — nei casi sopra menzionati, qualora le infrazioni abbiano carattere di particolare gravità;

    — per uso dell’impiego ai fini di interesse personale (l’interesse personale può essere anche di natura patrimoniale);

    — per atti di violazione dei propri doveri, che pregiudicano il regolare funzionamento della scuola o per concorso negli atti stessi;

    — per abuso di autorità. Per il personale direttivo l’infrazione si ha nei confronti del personale docente, alunni e cittadini; per il personale docente nei confronti degli alunni.

    La sospensione in esame è inflitta dal direttore generale o capo del servizio centrale competente e dal Provveditore agli studi, sentiti i competenti organismi consultivi. Essa comporta oltre la perdita del trattamento economico, come sopra specificato, il ritardo di due anni nell’aumento periodico di stipendio se la sospensione non è superiore a tre mesi. Tale ritardo è elevato a tre anni, se la sospensione è superiore a tre mesi. Il ritardo nell’aumento periodico dello stipendio ha luogo dalla data in cui verrebbe a scadere il primo aumento successivo alla punizione inflitta. Il personale in discorso, nei casi di sospensione non può ottenere il passaggio anticipato a classi superiori di stipendio, né può partecipare a concorsi per l’accesso alla carriera superiore ai quali va ammesso con riserva se è pendente il ricorso avverso il provvedimento che ha inflitto la sanzione. Il periodo di tempo di sospensione dall’ufficio o dall’insegnamento infine è detratto dal computo dell’anzianità di carriera. I provvedimenti emanati dal Provveditore agli studi in materia di sospensione sono impugnabili con ricorso gerarchico al Ministro, che decide sentito il Consiglio per il contenzioso del Consiglio nazionale della P.I.

    Sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio per un periodo di sei mesi e utilizzazione in compiti diversi

    È inflitta per il compimento di uno o più atti di particolare gravità integranti gli estremi di reati punibili con pena detentiva non inferiore al massimo a tre anni, per i quali sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna o sentenza di condanna nel giudizio di 1º grado confermata in appello, e in ogni altro caso in cui sia stata inflitta la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici o dall’esercizio della potestà dei genitori.

    In ogni caso tali atti devono essere tali da rendere palese l’incompatibilità con i doveri specifici della funzione e connessi all’esplicazione del rapporto educativo.

    Il Ministro della Pubblica Istruzione con proprio decreto dispone quali possano essere i compiti diversi di corrispondente qualifica funzionale, presso l’Amministrazione centrale o periferica, ai quali vengono assegnati coloro ai quali sia stata comminata la suddetta sanzione.

    Destituzione

    La destituzione consiste nella cessazione del rapporto d’impiego. Essa è inflitta dal Ministro su conforme parere del Consiglio di disciplina del Consiglio nazionale della P.I. anche se si tratta di personale appartenente ai ruoli provinciali; per parere conforme s’intende parere vincolante, considerato un vero e proprio atto di decisione del ricorso.

    La destituzione va irrogata:

    — per atti che siano in grave contrasto con i doveri inerenti alla funzione;

    — per attività dolosa che abbia portato grave pregiudizio alla scuola, all’Amministrazione, agli alunni e alle famiglie;

    — per avere commesso, concorso o tollerato illecito uso di beni della scuola o di somme amministrate o tenute in deposito;

    — per avere commesso, concorso a commettere pubblicamente gravi atti di inottemperanza a disposizioni legittime;

    — per avere richiesto e accettato compensi o benefici in relazione ad affari trattati per ragioni di servizio;

    — per grave abuso di autorità.

    Il provvedimento di destituzione viene emanato a seguito di procedimento disciplinare.

    Con la legge del 7 febbraio 1990 n. 19 è stata abrogata la destituzione di diritto a seguito di condanna penale.

    Questa legge abrogatrice ha così sancito il principio della piena autonomia del procedimento disciplinare dal giudizio penale.

    I provvedimenti adottati dal Ministro della P.I. sono impugnabili con ricorso giurisdizionale al TAR o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

    Riabilitazione

    Trascorsi due anni dalla data del provvedimento, con il quale è stata irrogata la sanzione disciplinare, il personale docente che a giudizio del Comitato di valutazione di servizio abbia mantenuto condotta meritevole, può chiedere che siano resi nulli gli effetti della sanzione, esclusa ogni efficacia retroattiva.

    Il provvedimento è adottato dal direttore generale o capo del servizio centrale competente sentito il parere della Commissione di disciplina del Consiglio nazionale della P.I. per il personale appartenente ai ruoli nazionali; dal Provveditore agli studi, sentito il Consiglio di disciplina del Consiglio scolastico provinciale per il personale docente appartenente ai ruoli provinciali.

    La riabilitazione ha effetto ex nunc, ossia dal momento in cui è disposta.

    La sospensione cautelare obbligatoria e facoltativa

    Si procede a sospensione obbligatoria quando a carico del personale interessato sia stata disposta una misura cautelare personale, ovvero sia stato sottoposto a procedimento penale (art. 91 D.P.R. 3/57 richiamato dall’art. 506 del D.Lgs. 297/94). Essa è disposta dal direttore generale o capo del servizio centrale competente per il personale direttivo e per il personale docente appartenente ai ruoli nazionali; dal Provveditore agli studi per il personale docente appartenente ai ruoli provinciali.

    La sospensione cautelare facoltativa è invece disposta dal Ministro anche per il personale appartenente ai ruoli provinciali, quando sia stato instaurato o sia da instaurare un procedimento disciplinare per gravi fatti.

    Se ricorrono ragioni di particolare urgenza la sospensione cautelare può essere disposta anche dal capo di istituto, sentito il collegio dei docenti, salvo convalida da parte dell’autorità competente cui il provvedimento dovrà essere immediatamente comunicato. In mancanza di convalida nel termine di 10 gg. il provvedimento di sospensione è revocato di diritto.

    La sospensione cautelare è disposta ex officio nelle ipotesi contemplate dalla L. 16/92 di integrazione e modifica alla L. 55/90 in tema di prevenzione alla delinquenza di tipo mafioso e di altre forme gravi di manifestazione di pericolosità sociale.

    La sospensione così disposta cessa quando nei confronti dell’interessato venga emessa sentenza, anche se non passata in giudicato, di non luogo a procedere, di proscioglimento o di assoluzione o provvedimento di revoca della misura di prevenzione o sentenza di annullamento ancorché con rinvio.

    Funzione docente

  3. Manu scrive:

    E’ inutile scandalizzarsi e strumentalizzare queste notizie. Gli idioti e i razzisti ci sono dappertutto. In Italia li abbiamo anche in parlamento.

  4. stefano scrive:

    Poche righe lette dell’art.56 e trovo conferma che ’sto Paese non
    ha più futuro.
    La scuola italiana s’è persa decenni fà. Chi può mandi i propri figli
    a studiare all’estero. E fate in modo che ci rimangano.

  5. C.C. scrive:

    Ancora una volta si deve constatare che è più facile sparare su chi è in vista piuttosto che su chi sbaglia. Monica, le cose che scrive su questo blog, le giri alla preside della scuola, è sua la dichiarazione per cui non ha strumenti con cui intervenire. Se la stessa non è al corrente di avere gli strumenti che lei dettagliatamente descrive, siamo evidentemente in una situazione ben peggiore di quanto pensassimo. E, Wanda, per favore, una volta per tutte, lasciamo riposare chi non c’è, si smetta di tirare in ballo il marito del senatore. Lo dico con cognizione di causa, non per sentito dire. Ricordatevi dell’antico detto, “fra moglie e marito….” e limitiamoci a parlare con l’interlocutore che abbiamo di fronte.Per inciso, mi scuserà signora Colli se entro un attimo nel suo privato, Gaber era orgoglioso di sua moglie, l’ha sempre dichiarato, e l’ha sempre definita una persona per bene. Non vedo mottivo per dubitare delle sue parole. Torniamo al problema e vediamo se possibile, di cominciare a proporre soluzioni concrete, prima di distruggere, è necessario avere in mano un’idea concreta di ricostruzione.

  6. marcellina dell'utrina scrive:

    avra’ sbagliato,certo..ma io qualche volta avrei sinceramente desiderio di uccidere alcuni studenti che si comportano MOLTO MOLTO MOLTO MALE (con i compagni più deboli,bidelli, colleghi, nei confronti delle strutture, e anche contro di me…)potrei scriverci un paio di libri sulla “banalitaà del male” che regna dentro le teste dei cosidetti studenti…mi creda, dovrebbero farci fare sedute di meditazione e rilassamento per fronteggiare certi delinquenti che frequentano le nostre scuole…e se talvolta accadono certi fenomeni (non strumentalizzate, per cortesia) anzituttto voi, con i SIGNORI BORGHEZIO,BOSSI,BRUNETTA CHE SI PERMETTONO CONTINUE OFFESE DOVREBBERO SOLO FARCI IL FAVORE DI ANDARE ALTROVE…

  7. Tiziana scrive:

    come al solito si passano al setaccio le informazioni, se ne prendono alcune e si tacciono altre, soprattutto in tema di razzismo.
    Il governo e tutti i suoi servi sono gli ultimi a poter fare prediche su questo argomento.

    Gli slogan sui fannulloni sono sempre a portata di mano, facili facili, e di sicuro impatto sull’opinione pubblica…ma non mi aspettavo di leggere niente di diverso.

  8. C.C. scrive:

    Signori una domanda, ma ve l’avesse ordinato il medico di fare gli insegnanti? Se non gratifica un lavoro lo si cambia, e se gli studenti arrivano da lei signora Marcellina (che non dice in che grado di scuola insegna) tanto teppisti da farle desiderare di ucciderli???? Beh, magari chi li ha avuti in classe prima di lei un minimo di responsabilità ce l’ha, non fosse altro per non averli segnalati a genitori e assistenti sociali.
    Coraggio, un pò di buona volontà, e un posto di lavoro diverso lo si trova, anche per fare un favore ai genitori dei delinquentelli, che sia pur sbagliando, ’sti figli li hanno fatti e magari non ci tengono a farseli uccidere da un insegnante stressata.

  9. Sole* scrive:

    Signora Colli, i suoi commenti sono molto “propositivi”!
    Ma come le viene in mente di distruggere la figura dell’insegnante tacciandoli tutti per razzisti? Ma sta scherzando? Se dovessimo ragionare tutti come lei, sarei costretta a sostenere che tutti i parlamentari sono “cattivi” (che termine tenero), e questo solo perché qualcuno di loro è inquisito o condannato?
    Ed invece no!
    Quindi se io, cittadina che lavora e paga le tasse, non mi permetto di generalizzare, perché deve farlo lei che riveste un ruolo così delicato e rappresentativo?
    Lei ha diritto di dire la sua sulla scuola, ma la prego non generalizzi.
    Sono meridionale ed ho incontrato milanesi razzisti nei miei confronti, ma non oserei MAI sostenere che TUTTI i milanesi lo sono. Ops, forse sono io in errore eh signora Colli?

    Al signor o signora che si firma C.C dico: quanto è facile parlare di cose che non si conoscono, complimenti

  10. Sole* scrive:

    Ah dimenticavo: tra poco lo stesso trattamento verrà riservato ai medici eh!

  11. Sole* scrive:

    Ma come le viene in mente di distruggere la figura dell’insegnante tacciando una categoria per razzista?
    “Sindacalisti zitti sugli insegnanti razzisti?”

    Quanti sono? Quali sono? Li conosce tutti i docenti sui quali i sindacati tacciono?

    Secondo lei gli italiani conoscono i nomi ed i cognomi dei parlamentari inquisiti?

  12. C.C. scrive:

    Gentile Sole, la signora CC parla a ragion veduta, glielo assicuro.

  13. Jerry scrive:

    Altro lavoro, dice? E quale? Visto che con la crisi a cui i 5 anni di governo Berlusconi, uniti agli ultimi 4 mesi, ci hanno condotto. Grazie al signor Berlusconi chiudono ogni giorno decine di fabbriche, il potere d’acquisto crolla, ci sono 250mila disoccupati in più in pochi mesi. Perché non ci assume lui, visto che, incurante di questi problemi, passa di vacanza in vacanza, con intermezzi in beauty-farm e discoteche? Che vergogna!!

  14. Monica scrive:

    Gentile C.C. io non ho niente da girare a nessuno,in quanto il Dirigente in questione avrà tutta la competenza per agire a tutela di tutti gli attori di questa vicenda, e spetterà alle autorità competenti far luce sull’accaduto;lasciando questi processi mediatici senza contraddittorio al tempo che trovano.A ciò che ho scritto sono succedute delle modifiche che in seguito le elencherò.Ho percepito che il mio intervento non è stato esaustivo del mio pensiero.Il continuo attacco ai docenti e ai sindacati messi in atto su questo blog ,mi indignano.I sindacati tutti sono formati da lavoratori di tutte le categorie, ed è una fortuna che in questo paese ancora esistano.Grazie alle lotte sindacali nel tempo si è riusciti a mettere in atto tante misure a tutela dei lavoratori (CHE LAVORANO OGNI GIORNO IN TANTI SETTORI SIA PUBBLICI CHE PRIVATI).Sa cosa mi indigna il ternine fannulloni usato da tanti con troppa leggerezza e qualunquismo;termine che offende tanti lavoratori che ogni giorno si alzano e vanno a lavorare per miseri 1000 1200 euro.Raggiungono il posto di lavoro con la proria auto (non con quella blu dello Stato)che pagano la benzina che consumano per andare a lavorare,che spesso pranzano con un panino autofinaziato(e non pagato dallo Stato) ecc.ecc.QUESTO MI INDIGNA.Mi indignano trasmissioni come “Buona Domenica” che ospitano il Ministro senza che ci sia nessuno a controbattere in modo da dare più e diversi punti di vista su questa pseudoriforma.Mi indigna che non si parli dei pedagogisti che si sono dimessi dalla commissione per non partecipare alla “macellazione “della scuola pubblica.MI indigna che non si parli delle migliaia di docenti che fanno il proprio lavoro tutti i giorni con professionalità e con AMORE.Sulle cose che mi indignano in questo momento potrei continuare ancora e ancora……

  15. Monica scrive:

    Che tipo di sentimenti provate leggendo quanto segue?
    NON E’ VERO come afferma il ministro che i dipendenti del MIUR siano 1.300.000, ma 1.125.975 (Dati MPI – la scuola in cifre).

    NON E’ VERO che il 97% del bilancio del MIUR viene speso in stipendi, ma il dato reale è il 78,8% (dati OCSE – studio Education at a glance), in linea con gli altri paesi. E’ vero invece che il MIUR si limita SOLO a pagare gli stipendi, investendo appena il 2,8% del P.I.L., rispetto al 3,80 % di media dei paesi europei. (dati OCSE – Education at a glance).

    NON E’ VERO che la spesa per la scuola è continuamente cresciuta negli ultimi anni, infatti la quota di spesa complessiva è scesa dal 12,6 del ‘90 al 10,6 del 2005 (dati ISTAT). Ciò è dovuto ai continui tagli operati dai vari governi in questo settore. E ancora: se tra il 1995 e il 2005 gli investimenti nella scuola dei paesi europei sono aumentati del 41%, in Italia l’incremento è rimasto contenuto al 12%. (dati OCSE – education at a glance).

    NON E’ VERO che i docenti aumentano mentre gli alunni diminuiscono. Dall’anno scolastico 2001/02 fino all’anno scolastico 2007/08 gli alunni sono costantemente cresciuti mentre i docenti sono calati del 4,5% (dati MPI – la scuola in cifre).

    NON E’ VERO che è opportuno che il bambino abbia un solo punto di riferimento nella scuola primaria. Infatti, associazioni pedagogiche di spicco come il SIPED, SIRD, CIRSE, e SIREF sono nettamente contrarie al ritorno di questa figura, connotandola in modo negativo e anacronistico.

    NON E’ VERO che i risultati della scuola italiana siano pessimi: gli allievi delle scuole secondarie di secondo grado di Veneto, Lombardia e Piemonte hanno raggiunto nei test risultati molto vicini a quelli degli allievi della Finlandia, additata dal ministro come esempio per il paese. Inoltre, le famiglie italiane hanno mostrato un gradimento nei confronti della scuola pubblica dell’ 80% (dati OCSE – education at a glance), superiore alla media europea (78%)

    NON E’ VERO che i docenti del sud sono meno preparati dei colleghi che operano al nord e necessitano di apposito aggiornamento, poiché nelle strutture scolastiche del nord operano e ottengono brillanti risultati moltissimi docenti provenienti dal sud, il cui “ritardo” è pertanto da individuare in fattori sociali, economici e strutturali che il ministro dovrebbe conoscere e contribuire ad eliminare.

    Ecco invece quello che, sulla base delle disposizioni ministeriali e degli effetti della legge 112/08 e dell’approvando DL 137/08, il ministro dovrebbe dire alle famiglie:

    1. Molti docenti di ruolo saranno individuati come soprannumerari e saranno pertanto costretti a cambiare sede, il che significa che la continuità didattica non sarà garantita e che i ragazzi potrebbero dover cambiare insegnante anno dopo anno.

    2. Le scuole aventi un numero di allievi inferiore a 100, ubicate nei piccoli centri, saranno chiuse, il che comporterà un enorme disagio per gli alunni ( costretti ad intraprendere ben presto una vita da pendolari), per le famiglie e per i Comuni, a carico dei quali verrebbero a gravare le spese per i servizi legati al trasporto degli alunni pendolari.

    3. L’orario di insegnamento nella scuola primaria sarà ridotto a 24 ore settimanali, insufficienti a garantire il rispetto dei tempi di apprendimento propri di ciascun alunno.
    Non ci saranno più né pluralità dei docenti né compresenze, il che significa che non sussisteranno le condizioni per permettere attività di recupero per alunni con difficoltà di apprendimento, gite d’istruzione, visite guidate e una didattica aperta al territorio.

    5. Il tempo pieno non sarà garantito a tutti, perchè solo le scuole del nord sono dotate delle infrastrutture necessarie, il che porterà ad accentuare il divario culturale fra il nord ed il sud del paese, penalizzando fortemente quest’ultimo, dove il tasso di abbandono scolastico risulta essere più alto.

    6. Gli unici insegnanti specialisti saranno i docenti di religione, visto che gli insegnanti specialistici di lingua inglese nella scuola primaria saranno riassorbiti su posto comune (articolo 1 comma 128, legge 311/2004) e tutti gli altri saranno obbligati ad abilitarsi all’insegnamento dell’inglese attraverso corsi di 150-200 ore, il che sfacciatamente contraddice quanto sbandierato dallo stesso governo Berlusconi nelle sua precedente legislatura, ovvero l’importanza delle tre “I”, tra cui appunto l’insegnamento dell’inglese.

    7.A causa dei tagli operati con la legge 112/08, molti alunni non avranno più l’insegnante di sostegno, finora risorsa per la classe intera oltre che strumento formidabile di integrazione sociale e garante del diritto allo studio per gli alunni diversamente abili i quali, in tal modo, verranno ghettizzati, con conseguenze disastrose sul piano sociale e didattico.

    8. La riduzione del numero di indirizzi nella scuola secondaria di 2° grado non terrà conto del fatto che gli Istituti professionali hanno finalità diverse rispetto agli Istituti tecnici, i primi danno priorità ad imparare attraverso la pratica supportata dalla teoria, mentre i tecnici danno priorità alla teoria rispetto alla pratica e quindi non sono doppioni, formando così operai specializzati gli uni, e professionisti o capotecnici gli altri. Inoltre, l’ accorpamento delle classi di concorso sarebbe molto deleteria soprattutto per chi insegna materie tecniche e professionalizzanti e per gli allievi che si troveranno insegnanti che dovranno necessariamente ricominciare a studiare per materie che non hanno mai insegnato;

    9. La contrazione dell’orario scolastico, così come prevista dal piano programmatico presentato dal ministro, andrà à discapito delle materie tecniche, ossia proprio quelle che formano l’allievo nell’indirizzo prescelto;

    10. la riduzione del 30% degli insegnanti di laboratorio impoverirà l’offerta formativa degli istituti professionali, oltre a rendere meno sicure le esercitazioni nei laboratori.

    Inoltre il ministro sostiene che parte dei soldi risparmiati servirà a rendere più sicure le scuole, ma anche stavolta si tratta di un’affermazione priva di fondamento visto che l’edilizia scolastica compete ai comuni (legge 11 gennaio 1996, n. 23, articolo 9 comma 1), così come non corrisponde a verità il fatto che i docenti di ruolo vedranno aumentato il loro stipendio: secondo il ministro, infatti, solo i più “meritevoli” e solo a partire dal 2012 saranno premiati con 50 miseri euro a testa: un’elemosina in cambio della richiesta ai docenti di svendere la scuola pubblica !

    Ora vi chiedo cosa vi indigna?

  16. Monica scrive:

    ….e di questo che ne pensate?
    comunicato relativo alle dimissioni di Andrea Canevaro e Dario Ianes dall’Osservatorio ministeriale sull’integrazione scolastica del Ministerro dell’Istruzione. Si tratta di due pedagogisti, che come sanno tutti quelli che si interessano di handicap, sono massimi esperti oltre che divulgatori scientifici del settore. Un gesto raro. In Italia non siamo abituati a tanto.

    Inviato: Dom Ott 05, 2008 11:30 am Oggetto: Canevaro – Ianes: Dimissioni dall’Osservatorio Integrazione Scolastica degli alunni con disabilità del Ministero della Pubblica Istruzione

    Questa nuova politica scolastica fatta di tagli, economie presunte, annunci e smentite, rigore, disciplina, ordine, divise, autorità, voto in condotta, bocciature, selezione produce in tutti ulteriore insicurezza, diffidenza e conflitti.
    Queste politiche scolastiche sono evidentemente gestite da finalità economicistiche, per risparmiare: ma questo avverrà sulle spalle delle famiglie, sulla pelle degli alunni e sulla credibilità della Scuola pubblica, come la vuole la nostra Costituzione.
    In questo clima di “produzione sociale di ostilità, diffidenza, tensione”, anche la Pedagogia subisce un violento attacco.
    Nel clima di rinnovato rigore scolastico, chi viene additato come responsabile dello sfascio, oltre naturalmente ai fannulloni? L’ideologo dei fannulloni e dei lassisti: il pedagogista, il pedagogista di Stato, la pedagogia, il pedagogese… Chi perdonava tutto, chi non ha polso, chi comprende tutto invece di punire, chi non ha le palle per imporsi, chi ci affumica con discorsi fumosi pseudofilosofici, chi non dava importanza alle discipline, il pedagogista debole, che ha indebolito la Scuola Italiana, ecc.
    Ecco, a questo clima di strisciante, ma non troppo, denigrazione, come pedagogisti non ci stiamo. E non ci stiamo neppure ad essere membri di un Osservatorio per l’integrazione Scolastica degli alunni con disabilità di un Ministero della Pubblica Istruzione che si comporta nei fatti come stiamo
    vedendo, e come risulterà ancora più evidente nei prossimi mesi.
    Forse la Ministra Gelmini sta cercando una nuova squadra di esperti che legittimi la sua visione (?) dell’integrazione? Non sarà facile trovarli tra i pedagogisti speciali, se sapranno leggere tra le righe della sua dichiarazione in occasione della sua audizione alla Camera: “E’ nello stesso spirito, nello spirito di una scuola che sia realmente per tutti, che affermo il diritto all’istruzione di chi presenta abilità diverse. Gli obiettivi didattici, le metodologie e gli strumenti devono essere personalizzati e coerenti con le abilità di ciascuno per definire i livelli di apprendimento attesi. Molte sono le buone pratiche costruite su competenza, professionalità, disponibilità e impegno delle diverse componenti scolastiche, dagli insegnanti di sostegno agli insegnanti curricolari, dai dirigenti scolastici alle associazioni. Occorre far tesoro dall’esperienza. Il mio impegno è indirizzato ad ascoltare le esigenze, le criticità, le proposte delle famiglie e di tutte quelle realtà associative che si occupano di disabilità al fine di individuare insieme anche percorsi formativi più adeguati al bisogno con la necessaria flessibilità, superando le rigidità che non sono coerenti con l’azione educativa”.
    Con queste righe ci dimettiamo dunque dall’Osservatorio per l’integrazione scolastica del Ministero della Pubblica Istruzione e confermiamo il nostro continuo impegno per migliorare la Qualità dell’inclusione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali.

    Andrea Canevaro e Dario Ianes

    http://www.latecnicadellascuola.it/index.php?id=23950&action=view

  17. Monica scrive:

    Cara Colli,
    guardi questo video e poi mi dica cosa la indigna .
    http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article20685.html

  18. g.ros. scrive:

    In due parole perchè è giusto il maestro unico:

    E’ positivo il ritorno al maestro unico, sono sempre stato sfavorevole all’introduzione del team di maestri. Cosi’ parla ai microfoni di Econews, nel corso dello speciale “Per chi suona la campana”, Marcello D’Orta, ex maestro e scrittore, autore del best seller “Io speriamo che me la cavo”. “Un giornale – racconta D’Orta – scrisse che io ero il maestro del passato, che la mia pedagogia era superata. Il team fu introdotto per due finalita’, ovvero far progredire gli alunni e dare piu’ posti di lavoro: gli alunni non hanno progredito per niente e paghiamo insegnanti in sovrannumero, dunque questa riforma ha fallito. Pagando invece il maestro unico si possono anche aumentare gli stipendi” “Il ragazzo nella fascia dell’eta’ evolutiva deve avere un solo punto di riferimento”, prosegue D’Orta, “che e’ affettivo ancora prima che pedagogico. I tre insegnanti portano magari una maggiore competenza, ma ognuno di loro ha la propria pedagogia, il proprio metodo, e gli alunni rimangono disorientati. Tutto questo in un panorama in cui anche la famiglia si va sfaldando sempre di piu’”.

  19. Simone scrive:

    Lascio a te cercare e leggere commenti dei più noti esperti del settore che sostengono tesi opposte.
    Però almeno due piccoli appunti (ce ne sarebbero tanti altri) per una riflessione: senza il team e le tanto “vituperate” compresenze non potranno più esistere:
    - recupero dei bambini più bisognosi ed in difficoltà di apprendimento
    - uscite didattiche (musei, etc…)
    - sarà praticamente impossibile fare attività ludiche (esempio lavoretti di Natale, festa della mamma, etc..)

  20. C.C. scrive:

    Mi auguro che nessuno prenda questa domanda come una provocazione, perchè non lo è. Ma le scuole cosidette differenziali o speciali, che si occupavano solo di bambini con handicap, esistono ancora? Io alla fine non sono poi così certa che per un bimbo con ritardo mentale, sia un bene stare in classe con bimbi “normali”. Forse c’è modo di socializzare senza bisogno di penalizzare gli uni e gli altri, nel senso che il bimbo “normale” subisce un ritardo nel programma, il bimbo “ritardato” non acquisisce concetti oltre a quanto gli sia possibile, e il o i maestri, si trovano a dover gestire situazioni per le quali ( giustamente) non sono preparati. Altro è il discorso dell’handicap fisico, che forse andrebbe gestito a seconda dei limiti imposti dall’handicap stesso. Certo che un bimbo con difficoltà motorie o verbali lievi, deve stare coi compagni, e per accompagnarlo in bagno,entrare e uscire dall’aula e da scuola, forse, si pootrebbe ritornare al vecchio caro buon bidello/a. Ribadisco il massimo rispetto per chi ha problemi, e che non sto ghettizzando nessuno. Ricordo che quando andavo a scuola io, anche non avendoli in classe, avevamo normali rapporti con i ragazzini diversi, nel’ambito della vita fuori da scuola.

  21. Sole* scrive:

    C.C: Ma stai scxherzando? Vuoi die veri e propri ghetti dove stipare bambini in sistuazione di handicap?
    Vorresti sbattere dei bambini in classi differenziali (un tempo esistevano, come esistono ancora in altri paesi dell’unione e noi italiani veniamo considerati migliori in questo) per poi differenziarli nella realtà? I bambini normodotati devono imparare a misurarsi con bambini diversamente abili affinché non si trovi un adulto incapace di misurarsi col diverso.

  22. Monica scrive:

    Al signor G.Ros.chiedo cortesemente di fornire i dati che confermino quanto scrive ,come fa ad affermare “gli alunni non hanno progredito per niente e paghiamo insegnanti in sovrannumero, dunque questa riforma ha fallito”.Vada a vedere i dati OCSE da cui risulta che la scuola primaria con il suo team risulta una delle migliori in Europa e che il livello di preparazione degli alunni della primaria è nettamente più alto rispetto la media europea.Per quanto riguarda la figura unica di riferimento le dico che se questa è la migliore scelta da adottare per il bene dei bambini,perchè uno consentono ai single di adottare?La risposta è semplice un unico punto di riferimento non è sana per lo sviluppo armonico del bambino;lo stesso vale per la scuola,è stato verificato enon solo in maniera qualunquistica ,che il team dà risltati migliori rispetto al maestro unico.Il vero preblema dei bambini in questo periodo storico è proprio la perdita di punti di riferimento grazie allo sfascio della famiglia,all’egoismo degli adulti che non capiscono quanto sia fondamentale che i genitori restino insieme nel crescere i figli.Il cambio di compagni /e è il vero dramma.Al/alla signor/a C.C. dico che se pone certe domande è distante anni luce dalla scuola e dai progressi che ha fatto .Il portatore di handicap è un arricchimento per tutta la classe, bisogna viverle le situazioni per poter capire ;sanno tirare fuori il meglio da tutti ,compagni e docenti.Grazie a tutti i bimbi in difficoltà e ai loro genitori di esistere.

  23. C.C. scrive:

    Sole, mi spiace, ho specificato bene, o almeno credevo di averlo fatto, che NON suggerisco di ghettizzare nessuno, quello che intendo, e se si vuol capire male, non sono io in malafede, è che genitori, insegnanti, nonni zii e quanti altri interagiscono con i bambini normodotati, hanno infiniti modi per farli crescere con la consapevolezza delle diversità, con la capacità di conviverci, di accettarle, e comprenderle davvero, non di misurarvisi. Sono certa che un bimbo mediamente intelligente, possa spiegare a dieci adulti, le ragioni per cui il suo amico x, che è su una sedia a rotelle, non può partecipare alla corsa campestre. Non sono altrettanto certa che la motivazione per cui molte persone,spingono all’eccesso la necessità di “integrare” i diversi, i meno fortunati, o comunque si voglia chiamarli, non sia che loro, non sono capaci di interagire con la diversità e preferiscano fingere che non esistano.
    Ha mai provato a stare per un pomeriggio con un bimbo autistico? E’ come stare con un muro, si intravvede ogni tanto una minuscola crepa, ma non c’è modo di abbatterlo, perché mi chiedo, obbligare i bambini a subire l’impossibilità di qualsiasi contatto, e nell’esempio citato, il bambino autistico a subire quelle che per lui sono violenze tremende ( e parliamo di una banale carezza, o una parola)
    Mi auguro per lei che non abbia mai dovuto confrontarsi con la diversità, e che mai debba farlo. Non basta far finta che non ci sia, purtroppo non basta.

  24. C.C. scrive:

    P.S. Era sottinteso, ma forse è meglio specificarlo a chiare lettere, che una scuola che si occupi di bambini handicappati, ha bisogno di insegnanti, molto molto più preparati di quelli che insegnano nelle scuola normale. Devono avere cognizioni e capacità, che vanno ben oltre la conoscenza della materia. Credo che ben lo sappiano i genitori che Monica ringrazia di esistere. Loro sanno la fatica che fanno, e suppongo preferirebbero di gran lunga avere per i loro figli, persone adeguatamente preparate. E forse anche di avere intorno altri genitori, che non minimizzino i loro problemi, che non facciano carità pelosa, e siano in grado di insegnare ai loro figli normali, il valore dell’amicizia, che va ben oltre l’aula di scuola, va nella vita.

  25. Monica scrive:

    Concordo.Per quanto riguarda i docenti di sostegno ,ho avuto il piacere di lavorare con persone preparate ,ma la possibilità di passare all’insegnamento disciplinare ,comporta la perdita di esperienza maturata lavorando sul sostegno che spesso viene usato come scorciatoia per accedere al ruolo; questo è grave secondo me .Questo passaggio consentito dalla legge penalizza i bambini in difficoltà,che si ritrovano ad avere spesso insegnanti preparati teoricamente ,ma con poca esperienza.

  26. Sole* scrive:

    C.C. avrai specificato che non volevi ghettizzare, ma in effetti con la tua proposta lo hai fatto.

  27. Sole* scrive:

    C.C.Ha mai provato a stare per un pomeriggio con un bimbo autistico? E’ come stare con un muro!

    Eccome!
    Considerato che insegno!

  28. Sole* scrive:

    C.C.Mi auguro per lei che non abbia mai dovuto confrontarsi con la diversità, e che mai debba farlo. Non basta far finta che non ci sia, purtroppo non basta.

    E’ un confronto quotidiano!
    Inserirli in classi specifiche è come fingere che non esista!
    Invece, purtroppo, c’è! Che si debba puntare maggiormente sulla qualità dell’insegnante di sostegno è fuor di dubbio, anche se ne ho conosciuti di preparati e dediti al loro lavoro. I bambini diversamente abili devono avere la possibilità di vivere con i cosiddetti normodotati, curando i tempi e la didattica! Si tratterebbe anche dìinvestire di più e non di MENO come sista cercando di fare.

  29. Sole* scrive:

    C.C.Mi auguro per lei che non abbia mai dovuto confrontarsi con la diversità, e che mai debba farlo. Non basta far finta che non ci sia, purtroppo non basta.

    E’ un confronto quotidiano!

    Inserirli in classi specifiche è come fingere che non esistano!
    Invece, purtroppo, ci sono! Che si debba puntare maggiormente sulla qualità dell’insegnante di sostegno è fuor di dubbio, anche se ne ho conosciuti di preparati e dediti al lavoro. I bambini diversamente abili devono avere la possibilità di vivere con i cosiddetti normodotati, curando i tempi e la didattica! Si tratterebbe anche di investire di più e non di MENO come si sta cercando di fare.

  30. C.C. scrive:

    Mia cara Sole, è evidente che lei non vuole dare spazio al pensiero degli altri, rilegga ciò che ho scritto, e forse si renderà conto che insisto sulla necessità di differenziare l’insegnamento, non di evitare i contatti. Se invece ci vuole vedere qualcosa che non c’è, è un suo problema, ma la prego di non insistere con polemiche sterili e del tutto inutili.

  31. Sole* scrive:

    C.C. La mia non è una polemica e non le sto certo impedendo di esprimersi, mi pare ovvio, quindi eviti di dire che non do spazio alle idee altrui. Lei ha la sua idea ed io la mia.
    La differenziazione dell’insegnamento già c’è, ma in classi NORMALI. Sarebbe il caso di migliorarla semmai.

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