L’ennesimo sacrificio in favore di Roma e Catania

nov 11

Non riesco a nascondere un lieve imbarazzo nel dare il mio voto favorevole alla conversione in legge del decreto 154. Capisco gli sforzi dei ministri Calderoli e Tremonti per limitare i danni, ma è inutile negarlo: stiamo spendendo 640 milioni di euro per premiare chi ha sperperato denaro pubblico. Ovviamente non si può che essere felici per i 260 milioni destinati ai Comuni come risarcimento per l’abolizione dell’Ici. Tanto è stato giusto togliere la tassa sulla prima casa, tanto oggi è necessario aiutare i sindaci che con quella tassa costruivano asili e strade.

Il punto è che il decreto in discussione stanzia anche 140 milioni di euro per ripianare i debiti di Catania, e 500 milioni per i debiti di Roma. Sotto l’Etna le cronache parlano di interi quartieri al buio, le Poste che si rifiutano di spedire le raccomandate del Comune e gli addetti all’assistenza anziani senza stipendio da mesi. Insomma, Catania è sull’orlo del crack. Nei pressi del Colosseo l’allegra gestione Rutelli-Veltroni ha lasciato un debito di 6,9 miliardi. Sei virgola nove miliardi. Un conto piuttosto salato per chi fino a ieri ha raccontato la favola della festa del cinema, i concerti sotto le stelle, la notte bianca.

Sembrava la città dei sogni. Oggi i romani dovranno rinunciare a 500 milioni di investimenti per finanziare la spesa corrente, ovvero stipendi e consulenze. È bene che riflettano anche gli automobilisti in coda sul raccordo: i soldi per le metro non ci sono più, sono stati spesi in marketing, anzi, pubblicità ingannevole. Dal 2010 poi verranno stanziati ogni anno 500 milioni di euro a favore di Roma Capitale. Anche in questo caso non si investirà un euro, non nascerà una nuova Silicon Valley sulla Tiburtina, né si creeranno migliaia di posti di lavoro. Questi soldi verranno sottratti agli investimenti in altre Regioni e spesi per pagare le bollette, il debito e gli interessi della Capitale.

Il primo atto del sindaco Alemanno è stato risparmiare 200 mila euro in stipendi dello staff e  ridurre i dirigenti esterni da 31 a 12. Si può fare, onorevole Veltroni! (Yes we can! Se preferisce l’inglese). E quanti asili si potevano costruire con i 640 milioni che oggi spendiamo per i debiti di Roma e Catania? Quante strade si potevano asfaltare? Quanti parchi per bambini o assegni per i più poveri? Ed invece questi soldi saranno un premio per chi ha speso troppo e una punizione per i Comuni virtuosi, quelli che non potendosi permettere i Beatles hanno ingaggiato la banda di paese. Non è la solita querelle tra Nord e Sud. Si tratta di premiare chi ha seguito le regole e punire chi ha sperperato, prima che i virtuosi inizino a dubitare della correttezza del gioco e smettano di pagare per tutti.

Questo decreto fa esattamente il contrario. Nonostante tutto lo voterò, senza entusiasmo, per due motivi. Primo: non credo sia giusto lasciare al buio centinaia di famiglie catanesi, o licenziare i dipendenti del Comune di Roma. Non tocca a loro pagare gli errori dei sindaci. Secondo: il decreto in discussione è stato approvato dal Consiglio dei Ministri solo per far accettare a tutti il disegno di legge sul federalismo fiscale. Abbiamo ceduto al ricatto pur di ottenere le riforme. Dobbiamo avere più trasparenza nei trasferimenti di fondi tra Regioni, dobbiamo  responsabilizzare gli amministratori locali facendo scegliere loro se preferiscono mantenere 14.000  forestali o costruire 4 asili in più ogni anno, dobbiamo evitare che in Calabria una tac costi il doppio che in Lombardia o che alcune Regioni paghino il sangue 4 volte più delle altre. Per avere tutto ciò domani, a quanto pare, dobbiamo regalare oggi questi 640 milioni a Roma e Catania. Speriamo solo si tratti dell’ultimo sacrificio prima della grande riforma.

Tags: , , , , , , ,

9 commenti a “L’ennesimo sacrificio in favore di Roma e Catania”

  1. mirko scrive:

    gentile sen. colli,
    apprezzo molto il suo punto di vista e la schiettezza con cui espone il suo disagio per i provvedimenti di cui discute nell’articolo.
    ma le faccio notare una cosa: Lei quassù confessa di subire un ricatto.
    ecco: questo secondo me non è accettabile da parte di nessuno ed a maggior ragione da parte di chi di rappresenta in parlamento.
    bene, dica allora cosa pensa dell’abusato utilizzo dei decreti legge da parte del suo presidente.
    continuerò a leggerla con affetto e stima ma gradirei molto una sua riflessione alla questione che le pongo
    cordialità
    mirko da belluno

  2. stefano scrive:

    Si sente,signora Colli,la fatica di quello che ha scritto. Si avverte il
    peso di questo maledetto decreto 154 .
    Davvero meglio se non scrivo nulla,preferisco confidare nell’alito
    di speranza con cui chiude lo scritto.

  3. vito scrive:

    mai cedere ai ricatti, ma a queste città bisogna pure dare la luce così come ai loro abitanti occorre assicurare il pane

  4. Ing. Piero S. scrive:

    Vede signora Colli,
    mi sono meravigliato del fatto che abbia scritto un articolo del genere e lo apprezzo, ma non crede che quello che dice sia un controsenso?
    Vota questo articolo per non lasciare cittadini senza luce e poi per Alitalia o la scuola.. vota quel decreto perchè è giusto che bisogna risanare i conti oppure dar in pasto alitalia agli squali? Ed idipendenti alitalia? Ed i precari della scuola?
    ….

  5. Ing. Piero S. scrive:

    Signora Colli, commenta gentilemtne questo articolo? Grazie…
    http://www.corriere.it/politica/08_novembre_12/costi_politica_focus_3d3b3838-b082-11dd-939a-00144f02aabc.shtml

    ne anticipo un pezzo:
    “…Risultato: le spese correnti di Palazzo Madama, nel 2008, sono salite di quasi 13 milioni rispetto al 2007 per sfondare il tetto di 570 milioni e mezzo di euro. Un’enormità: un milione e 772.000 euro a senatore. Con un aumento del 2,20 per cento. Nettamente al di sopra dell’inflazione programmata dell’ 1,7 per cento.

    Colpa di certe spese non facilmente comprensibili per un cittadino comune: 19.080 euro in sei mesi per noleggiare piante ornamentali, 8.200 euro per «calze e collant di servizio» (in soli tre mesi), 56.000 per «camicie di servizio » (sei mesi), 16.200 euro per «fornitura vestiario di servizio per motociclisti ». Ma soprattutto dei nuovi vitalizi ai 57 membri non rieletti e dei 7.251.000 euro scuciti per pagare gli «assegni di solidarietà» ai senatori rimasti senza seggio. Come Clemente Mastella. Il cui «assegno di reinserimento nella vita sociale» (manco fosse un carcerato dimesso dalle patrie galere) scandalizzò anche Famiglia Cristiana che gli chiese di rinunciare a quei 307.328 euro e di darli in beneficenza. Sì, ciao: «La somma spetta per legge a tutti gli ex parlamentari». Fine.

    Grazie alle vecchie regole, il «reinserimento nella vita sociale» di Armando Cossutta è costato 345.600 euro, quello di Alfredo Biondi 278.516, quello di Francesco D’Onofrio 240.100. Un pedaggio pagato, ovviamente, anche dalla Camera. Dove Angelo Sanza, per fare un esempio, ha trovato motivo di consolazione per l’addio a Montecitorio in un accredito bancario di 337.068 euro. Più una pensione mensile di 9.947 euro per dieci legislature. Pari a mezzo secolo di attività parlamentare. Teorici, si capisce: grazie alle continue elezioni anticipate, in realtà, di anni «onorevoli » ne aveva fatti quattordici di meno.

    Un dono ricevuto anche da larga parte dei neo-pensionati che erano entrati in Parlamento prima della riforma del 1997 e come abbiamo visto si erano tirati dietro il privilegio di versare con modica spesa i contributi pensionistici anche degli anni saltati per l’interruzione della legislatura. Come il verde Alfonso Pecoraro Scanio, andato a riposo a 49 anni appena compiuti con gli 8.836 euro al mese che spettano a chi ha fatto 5 legislature pur essendo stato eletto solo nel 1992: 16 anni invece di 25. Oppure il democratico Rino Piscitello: 7.958 euro per quattro legislature nonostante non sia rimasto alla Camera 20 anni ma solo 14. Esattamente come il forzista Antonio Martusciello. Che però, con i suoi 46 anni, non solo ha messo a segno il record dei baby pensionati di questa tornata ma ha trovato subito una «paghetta» supplementare come presidente del consiglio di amministrazione della Mistral Air: la compagnia aerea delle Poste italiane…..”

  6. C.C. scrive:

    Vi ricordate la mia provocazione sullo “scioperone”? Sapete cosa mi hanno risposto un discreto numero di amici ( casualmente di sinistra) che uno sciopero costa. Allora Piero, smettiamo di lamentarci e facciamo.

  7. Sara scrive:

    E i milioni di Euro buttati su Milano per l’Expo? Chi li paga? E poi per cosa? Lo sa che l’Expo e’ un evento che nelle ultime due citta’ (come quello di Saragoza) si sono rivelate vere e propri sprechi di denaro pubblico senza uno straccio di tornaconto economico (tranne ovviaamente per gli imprenditori e gli amministratori che con l’Expo ci mangieranno).
    Buon appetito!

  8. Giorgio scrive:

    PrSignora Colli lei ha un idea di quanti milioni di Euro costano ogni anno le manifestazioni (proteste, scioperi, cortei) al comune di Roma? Di tutti i colori e partiti, di destra e di sinistra, dai pescatori di Mazzara Del Vallo ai produttori del latte della Val Padana.
    E queste spese enormi, oltre ai disagi enormi che i cittadini romani ogni giorno si trovano ad affrontare per poter andare a lavorare, per quali motivi devono ricadere sulle spalle dei cittadini romani? Mi da una motivazione?
    Per quale motivo i cittadini romani devono subirsi disagi e costi degli impiegati del Veneto (faccio un esempio) che vengono a manifestare a Roma per i contratti scaduti?
    Lo sa? Quella trovata geniale di qualche mese fa di tutti i sindaci del Veneto venuti nella capitale per chiedere al governo non so che cosa? Beh i signori hanno avuto la brillante idea di sfilare con le loro belle fascie tricolori lungo via Cavour (una delle vie principali della citta’) mandando il traffico in tilt.
    Ecco dico io, perche’ non hanno sfilato a Venezia?
    E per quali motivo oggi ci si stupisce dei soldi giustamente dati ad una Capitale (Parigi, Londra e Madrid hanno contributi superiori al doppio e al triplo di quelli stanziati per Roma).
    Io sono stufo di dover pagare perche’ ieri il nostro presidente del consiglio ha voluto fare una carrambata al presidente Lula facendogli incotrare i giocatori del Milan, tante che Raccordo anulare e GRA erano bloccati per questa pagliacciata.

  9. I Comuni bocciano il federalismo di Calderoli « Le cittá sono la ricchezza delle nazioni scrive:

    [...] che continuerebbero cosi’ ad incassare l’imposta sugli immobili.   ‘Quando si sbaglia – ha sottolineato Domenici riferendosi all’eliminazione dell’Ici – e’ meglio [...]

Lascia un commento


serverstudio web marketing e design