La scelta di Eluana
Oggi vorrei fare una semplice riflessione a proposito del caso di Eluana Englaro e della conseguente sentenza della Cassazione. Premesso che come madre mi rendo perfettamente conto che è una questione delicatissima, quello che più di tutto mi ha disturbato in questi giorni è stato sentire questa specie di “tifo da stadio” intorno ad una vicenda oltremodo complessa ed estremamente sofferta.
Mi metto nei panni dei genitori e cerco di capire che sicuramente portano avanti questa battaglia solo perché desiderano fare la volontà della figlia, ormai in coma da molti anni e hanno perso ogni speranza; però ritengo che affidare la decisione della vita di un essere umano ad un magistrato sia oltremodo assurdo. In un paese democratico qual’è l’Italia sarebbe più corretto che a decidere di queste situazioni fosse il Parlamento con una legge appropriata. Detto questo però ribadisco la mia vicinanza alla famiglia in un momento assolutamente difficile e doloroso.
Tags: cassazione, eluana, englaro, morte, sentenza, vita







Articoli
Non capisco l’intera vicenda.
|Lasciato il 17 novembre 2008 alle 15:00|Si poteva fare meno rumore mediatico (molto ma molto meno) e
risolvere la cosa con il metodo Million dollar baby. Tutto quà.
Chiedo a tutti i cattolici, perchè la sospensione dell’alimentazione sia considerata dai cattolici come un atto umano, contrario alla volontà divina. Vorrei che mi spiegassero in che modo invece, l’alimentazione forzata può essere considerata come accettabile. e non vi fosse stato l’intervento umano, Eluana riposerebbe in pace già da molti anni. La natura, presumo guidata da quel Dio che viene invocato a ognni piè sospinto, avrebbe fermato il cuore di questa donna. Seriamente, qualcuno riesce a spiegarmi dov’è la differenza, nel dare o togliere la vita?
|Lasciato il 18 novembre 2008 alle 10:40|se non la capisci da sola la differenza non credo che la spiegazione di qualcun altro possa aprirti gli occhi. Ad ogni modo ci proverò.
|Lasciato il 18 novembre 2008 alle 11:36|Come vogliamo chiamare la sospensione di acqua e cibo per una persona il cui cuore batte ancora da solo? Se il Signore se la voleva prendere l’avrebbe fatto anni fa… evidentemente non Vuole e il punto focale della questione è tutto lì, l’uomo che come al solito si sostituisce a Dio. Chi crede e sostiene la vita in tutte le sue forme, lo fa sempre, anche se la persona in questione è in coma da anni. Ora è più chiaro??
Probabilmente no…
Grazie Aldo, anche se sento una lieve ironia, ma spero di sbagliarmi, quello che io credo è che senza intervento umano, il cuore avrebbe smeso di battere da tempo. E’ questa la differenza che faccio fatica a capire. Perchè il fornire per vie innaturali (sondini e flebo) sostentamento, sia sentito come una cosa fattibile, mentre il toglierlo sia sentito come innaturale. Ti-vi faccio un’altra domanda, io sono donarice di sangue, se tuo figlio, fosse nella necessità di avere una trasfusione, per esempio per superare un intervento chirirgico, che lo rimetterà in piedi e in grado di continuare la sua vita normale, e l’altra opzione fosse che la mia sacca di sangue, venisse usata per tamponare l’emorragia interna di una ragazza nelle condizioni di Eluana? Se fossi io a decidere, non avrei dubbi su chi la riceverebbe. E se dovessi decidere tu?
|Lasciato il 18 novembre 2008 alle 15:38|Non avrei saputo spiegarlo meglio di così. Leggi questo articolo.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=307335&START=0&2col=
|Lasciato il 19 novembre 2008 alle 10:35|Bell’articolo, mi trova anche concorde nello sgomento di dover decidere a priori cosa faranno di me. Certo il problema etico è pesante, io stessa mi interrogo su cosa vorrei che facessero, ma la domanda che ho posto io è un pò diversa. Se fossi tu a decidere a chi deve andare la mia sacca di sangue?
|Lasciato il 19 novembre 2008 alle 12:37|Spesso penso che vorrei disperatamente vivere, ma molto più spesso, mi chiedo se potrei “vivere” in un letto, magari sentendo quello che mi dicono, senza poter rispondere, sentendo la disperazione dei miei cari, senza poter vedere il sole, la pioggia, senza vedere nessuno, sapendo che non appartengo più a nessuna umanità. Probabilmente vorrei che mi lasciassero andare, senza che nessuno possa interferire nè in un senso nè nell’altro. So, e sai anche tu che è una provocazione, ma prova onestamente a rispondermi, potresti sorprenderti della risporta che ti esce dal cuore.
Mi vergogno di essere italiano. Mi vergogno per la mancanza di vergogna di chi sfrutta questo caso per il proprio tornaconto politico, marciandoci sopra senza alcun ritegno. Dovremo imparare, un giorno o l’altro, che religione e diritto sono due cose diverse e che c’è assoluta necessità di rispetto delle opinioni altrui. Dovremo imparare a tollerare chi la pensa diversamente da noi. Dovremo imparare che il dolore richiede silenzio, comprensione, partecipazione.Non slogan. Non si governa con i sondaggi, cercando sempre il favore delle masse. Le masse non esistono, esistono gli individui e ognuno di loro è diverso dagli altri ed ha diritto ad essere rispettato. Dovremo imparare che nessuno ha la verità in tasca, pronto ad estrarla e a dimostrarci chi ha ragione e chi ha torto. Non esiste “la” verità, esistono “le” verità. Tutto questo starnazzare multimediatico mi fa pensare che molti ritengano il pensiero qualcosa che non è necessario. Ci dobbiamo rassegnare all’unica verità sulla quale non esiste possibilità di dubbio: la vita finisce. E questo vale per tutti. Credo che dovremo riscoprire la morte, imparando ad accettarla e a rispettarla. Ma soprattutto, vi prego, smettiamo con questo chiasso; smettiamo di fare proclami ed editti sciocchi. La morte è una cosa seria, credo troppo seria per poterla lasciare ai politici.
|Lasciato il 9 febbraio 2009 alle 09:28|Hai ragione Daniele, e come da copione, quello che scrivono gli dei, la vita alla fine, ha deciso in barba a tutte le previsioni e i tempi.Di questo sono grata per Eluana, per suo padre e sua madre. Però visto che a quanto pare, la tolleranza non è di questo nostro mondo, dovremo credo trovare un modo, per stabilire quando la vita finisce. Per me personalmente, un cuore che batte, senza che gli corrisponda un’attività cerebrale, ha lo stesso valore di una pianta, e come ho già sostenuto, credo che per amore e rispetto, si sarebbe dovuto procedere molto prima, purtroppo non tutti la pensiamo allo stesso modo, e una qualche regola, temo che dovremmo trovarla. E non preoccuparti, come dicono a milano, la vita poi, fa quel che vuole. Sempre.
|Lasciato il 12 febbraio 2009 alle 18:29|