Archivio del 2 dicembre 2008

Salviamo le banche, in Italia non sono il male

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Cari lettori, oggi nel mio editoriale potete trovare il mio intervento al Senato sul disegno di legge in discussione in questi giorni che predispone uno schema di intervento a sostegno degli istituti di credito in crisi. Il voto di questi giorni non serve solo a salvare le banche ma anche ad evitare che le imprese – specialmente quelle di dimensioni ridotte – smettano di ricevere finanziamenti rimandando gli investimenti e licenziando personale. Per questo l’efficacia della  norma dipenderà dai programmi di stabilizzazione e rafforzamento delle banche e dalle loro politiche di credito. Dipenderà da quanto contenuto in quei documenti se l’intervento che approveremo sarà un favore alle banche che hanno causato la crisi o alle famiglie che questa crisi l’hanno subita.

Attenzione. Le banche italiane non sono il male. In questi anni hanno fatto importanti acquisizioni all’estero ed hanno sostenuto imprese come Alitalia o la Fiat che da sole sarebbero scomparse lasciando a casa centinaia di migliaia di lavoratori. Eppure oggi hanno fallito nella loro principale missione: la gestione del rischio. Non si sono dimostrate in grado di mettere il proprio patrimonio a riparo da avventurose speculazioni. Per questo serve una nuova stringente regolamentazione il più possibile uniforme in tutti i sistemi europei. E poi una riforma specifica per gli istituti di credito italiani che elimini quei conflitti di interesse che hanno generato i casi Parmalat e Cirio. Oggi c’è un tornado e dobbiamo sbarrare le finestre e rinforzare i tetti. Domani dovremo rifare da capo le fondamenta, riscrivere le regole del gioco.

C’è la possibilità che lo Stato guadagni da un intervento nel capitale delle banche. Acquistare oggi che le quotazioni sono molto basse e rivendere a crisi finita quando i listini saranno tornati a livelli ragionevoli può essere addirittura un affare. In ogni caso non credo che il compito del Governo sia fare trading o speculare sui titoli. Mi accontenterei di non mettere in pericolo il bilancio. Proprio questo è il punto. Le garanzie offerte dal Tesoro hanno un senso solo se lo stesso Tesoro non ha difficoltà di finanziamento sul mercato. Non vi sono segnali in questa direzione. Ciò non toglie che un debito pubblico ben al di sopra del 100% del Pil non consente spese fuori controllo. Non possiamo stanziare altre decine di miliardi a pioggia (come sento chiedere a Sinistra) e non possiamo neanche permetterci uno sciopero generale.

Non è nelle nostre possibilità. Non oggi. Non con questa crisi in corso. Per questo faccio un appello alle opposizioni ed alla Cgil: fermatevi! Lo sciopero è un diritto sacrosanto sancito dalla nostra Costituzione, ma per il bene dell’Italia, oggi, fermatevi! Non è il momento di dare segnali negativi ai mercati. Già dubitano della solidità delle nostre banche, non facciamoli dubitare della capacità dello Stato di tenere sotto controllo la spesa e il debito pubblico.