Salviamo le banche, in Italia non sono il male
Cari lettori, oggi nel mio editoriale potete trovare il mio intervento al Senato sul disegno di legge in discussione in questi giorni che predispone uno schema di intervento a sostegno degli istituti di credito in crisi. Il voto di questi giorni non serve solo a salvare le banche ma anche ad evitare che le imprese – specialmente quelle di dimensioni ridotte – smettano di ricevere finanziamenti rimandando gli investimenti e licenziando personale. Per questo l’efficacia della norma dipenderà dai programmi di stabilizzazione e rafforzamento delle banche e dalle loro politiche di credito. Dipenderà da quanto contenuto in quei documenti se l’intervento che approveremo sarà un favore alle banche che hanno causato la crisi o alle famiglie che questa crisi l’hanno subita.
Attenzione. Le banche italiane non sono il male. In questi anni hanno fatto importanti acquisizioni all’estero ed hanno sostenuto imprese come Alitalia o la Fiat che da sole sarebbero scomparse lasciando a casa centinaia di migliaia di lavoratori. Eppure oggi hanno fallito nella loro principale missione: la gestione del rischio. Non si sono dimostrate in grado di mettere il proprio patrimonio a riparo da avventurose speculazioni. Per questo serve una nuova stringente regolamentazione il più possibile uniforme in tutti i sistemi europei. E poi una riforma specifica per gli istituti di credito italiani che elimini quei conflitti di interesse che hanno generato i casi Parmalat e Cirio. Oggi c’è un tornado e dobbiamo sbarrare le finestre e rinforzare i tetti. Domani dovremo rifare da capo le fondamenta, riscrivere le regole del gioco.
C’è la possibilità che lo Stato guadagni da un intervento nel capitale delle banche. Acquistare oggi che le quotazioni sono molto basse e rivendere a crisi finita quando i listini saranno tornati a livelli ragionevoli può essere addirittura un affare. In ogni caso non credo che il compito del Governo sia fare trading o speculare sui titoli. Mi accontenterei di non mettere in pericolo il bilancio. Proprio questo è il punto. Le garanzie offerte dal Tesoro hanno un senso solo se lo stesso Tesoro non ha difficoltà di finanziamento sul mercato. Non vi sono segnali in questa direzione. Ciò non toglie che un debito pubblico ben al di sopra del 100% del Pil non consente spese fuori controllo. Non possiamo stanziare altre decine di miliardi a pioggia (come sento chiedere a Sinistra) e non possiamo neanche permetterci uno sciopero generale.
Non è nelle nostre possibilità . Non oggi. Non con questa crisi in corso. Per questo faccio un appello alle opposizioni ed alla Cgil: fermatevi! Lo sciopero è un diritto sacrosanto sancito dalla nostra Costituzione, ma per il bene dell’Italia, oggi, fermatevi! Non è il momento di dare segnali negativi ai mercati. Già dubitano della solidità delle nostre banche, non facciamoli dubitare della capacità dello Stato di tenere sotto controllo la spesa e il debito pubblico.
Tag:banche, cgil, colli, intervento, sciopero, Senato, Tesoro







non capisco come lo sciopero possa in alcun modo avere a che fare con le banche e la crisi finanziaria in atto..
|Lasciato il 3 dicembre 2008 alle 11:04|Gentile Anna, ha una vaga idea del costo sociale e individuale di uno sciopero? Ha presente quel signore che per fare un dispetto alla moglie, si tagliò i gioielli di famiglia? Ecco, più o meno il paragone che può aiutare a capire è questo.
|Lasciato il 3 dicembre 2008 alle 13:23|Mi chiedo come si possa pretendere che i cittadini italiani che hanno il sedere per terra e non sanno che mettere sul tavolo per pranzo e cena possano accettare di che il Governo dia una mano alle banche. Quando un povero cristo di commerciante o imprenditore si rivolge alle banche per un aiuto vogliono garanzie per poter concedere un prestito. Loro che garanzia possono dare a questa gente visto che utilizzano praticamente i soldi delle loro tasse? Io qualche suggerimento non riferito alle banche ma a tirare fuori soldi per cercare di fronteggiare la crisi c’è l’avrei. Provo ad elencarli:
|Lasciato il 9 dicembre 2008 alle 23:31|A) Cominciamo a far pagare gli affitti dei palazzi concessi in uso ai sindacati ai prezzi di mercato.
B)Cominciamo a richiedere a costoro che alla fine dell’anno solare presentino il loro bilancio e paghino le tasse come tutti i cittadini.
C)Verifichiamo un’attimino le banche dati degli iscritti che sono sempre vivi e quindi il numero non diminuisce mai.
D)Cominciamo a far pagare le tasse sui CAF
E) I soldi delle vincite non riscosse utilizziamoli per il sociale.
F) I corsi del menga, corsi di un mese o 2 settimane per inglese o paghe e contributi che non formano e non lasciano tracce negli individui, finanziati con i soldi UE, investiamoli per cantieri di lavoro socialmente utili. C’è tanta gente che potrebbe a turnazione guadagnare qualcosa, stare lontano dalla depressione, riacquistare dignità e sentirsi viva e integrata in un sistema che respinge.
F)Diminuiamo i compensi da capo giro a tutte le persone dello spettacolo che per mostrare tette e sedere prendono fior di quattrini.
G) I rappresentanti per il loro lavoro,le spese se le pagano loro come pure le spese d’immagine. Perchè i politici non possono fare altrettanto senza gravare sul popolo con auto blu, scorte, viaggi ecc….?
Potrei elencare ancora molto ma mi fermo perchè se penso a me disoccupata, ai pensionati con 500 euro di pensione mi vien voglia di ficcarmi due dita in bocca per il disgusto che provo.