Testamento biologico: una legge contro l’ambiguità

mar 20

Cari lettori di Collinews e del mio blog, parlando di testamento biologico vorrei prima di tutto precisare che l’argomento merita parole e toni pacati. In occasione della morte di Eluana Englaro, non me la sento di giudicare o di puntare il dito contro quanti hanno scelto di lasciar morire Eluana, né contro i magistrati né contro i familiari che sono comunque passati attraverso anni di sofferenza, né contro chi ha materialmente messo fine alla vita di Eluana. Ognuno ha preso delle decisioni in base ai propri principi, rispondendo alla propria coscienza, credendo di fare il bene di una persona non più in grado di intendere e di volere. Ho forti dubbi che il bene di Eluana fosse la sua morte e mi permetto di manifestarli con la massima umiltà ed il rispetto necessari di fronte a tanto dolore.  

Premesso ciò, credo sia arrivato il momento di stabilire dei principi generali attraverso una legge che affronti il tema del “fine vita”, o del testamento biologico, in modo organico. Se c’è almeno una cosa sulla quale dovremmo essere tutti d’accordo è che il caso Englaro ha reso palese come certe  decisioni non possono essere prese da un singolo medico o da un giudice in base a qualche regolamento di una commissione tecnica. Serve una legge dello Stato che valga per tutte le persone che si trovano in condizione di “fine vita”.

Non intervenire su questo argomento comporterebbe due conseguenze: lasciare nel limbo centinaia di altre persone che si trovano in coma vegetativo e delegare le decisioni sulle loro vite a singoli medici o – peggio ancora – a carte bollate, ricorsi, appelli e sentenze di Cassazione.  Ecco, questa ambiguità, questa nebbia, (la stessa nebbia che ha portato alla morte di Eluana mediante sentenza), deve essere spazzata via il prima attraverso una legge chiara ed esaustiva.   

Per approfondire il mio punto di vista su questo argomento vi invito a leggere il mio intervento di mercoledì scorso in Aula nel mio editoriale di Collinews. 

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Un commento a “Testamento biologico: una legge contro l’ambiguità”

  1. romy scrive:

    Gent.ma Signora Ombretta, il ddl Calabrò,se approvato senza essere emendato nellla parte in cui “vieta” all’individuo l’autodeterminazione delle proprie scelte di vita e di fine vita, comprese l’alimentazione e l’idratazione forzate, costituirebbe grave attentato ai principi fondamentali dei diritti dell’uomo, sanciti da tutte le Costituzioni dei paesi democratici.
    Afermare poi, che i trattamenti di cui sopra non siano atti terapeutici è assurdo e contrasterebbe con quanto ufficialmente ritenuto dalla Comunità medico-scientifica Internazionale.
    Inoltre, una legge libertaria,( nonliberticida), non obbliga alcuno a farvi ricorso, ma permette a ciascuno che lo desideri, di poterne fruire.
    A mio avviso, il Parlamento è pervaso da pesanti condizionamenti di tipo ideologico-confessionali,
    che rischiano di far perdere all’Italia la qualità di “stato laico”, aviandola verso un regime teotratico-dittatoriale, molto pericoloso per le la libertà vera dei cittadini, nel senso più ampio dell’accezione.
    La nostra Costituzione viene continuamente disattesa, soprtattutto gli artt. 3-7-32..
    I parlamentari sono liberi di professare qualsiasi eligione, ma nell’espletamento della loro funzione debbono agire con spirito laico;
    Tornando al Ddl Calabrò, esso tutto è, tranne che una legge sul “testamento biologico”, anzi è palesemente contro di esso.
    L’articolato è stato reso dolosamente complesso e tortuoso..
    Basti riflettere sulle modalità di redazione.. sulla prescrizione, inizialmente triennale, poi quinquennale della -DAT-
    Se un cittadino nella pienezza delle facoltà mentali ritenesse opportuno modificare le proprie dichiarazioni precedentemente sottoscritte, basterebbe sottoscriverne un’altra, ma con modalità seplificate… Dal 1969 vige in Italia luna legge sull’autocertificazione,(possiamo autocertificare quasi tutto), perché dovrebbe essere vietato autocertificare anche le proprie scelte di vita e di fine vita ?
    L’unico elemento rilevante del documento dovrebbe essere la certezza della data;
    per raggiungere tale scopo, basterebbe firmare la propria dichiarazione presso l’Ufficio Anagrafe o Stato Civile del proprio comune, di fronte ad un impiegato che vi appone ufficialmente il timbro e la data..
    Non serve assolutamente a nulla il notaio, se non a complicare la vita dei cittadini.
    Pertanto mi auguro che il testo in discussione venga opportunamente emendato in modo che rimetta al cittadino e solo ad esso la facoltà di decidere
    sul punto in questione.

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