Archivio del 13 maggio 2009

Non abbiamo più scuse, torniamo alla tecnologia nucleare!

mag 13

Cari lettori di Collinews e del mio blog, oggi vorrei proporvi il mio pensiero su quello che riguarda la tecnologia nucleare, argomento dibattuto la scorsa settimana in aula in Senato. Nel 1987 decidemmo l’abbandono della tecnologia nucleare con la paura dei nuvoloni tossici del IV reattore di Chernobyl negli occhi. Tutti i paesi europei si spaventarono, noi fummo gli unici a compiere un salto all’indietro di trent’anni nascondendo in un cassetto le competenze acquisite. Un Paese moderno, seppur comprensibilmente preoccupato, non compie scelte fondamentali per il proprio futuro sulla base di una sensazione.

Ho un “solo” dubbio: perché dovremmo comprare energia dalle centrali atomiche francesi a due passi dai nostri confini e non produrla da noi? Perché dobbiamo dipendere dai nostri vicini? È stata sufficiente la caduta di un albero in svizzera per generare il black out nella penisola. Le energie rinnovabili non sono la soluzione. È necessario che qualcuno lo dica senza ipocrisia: il sole, il vento e l’acqua sono beni preziosi che Dio ci ha dato, ma non bastano a tenere accesi i nostri elettrodomestici e in attività le fabbriche.

L’orientamento del Governo è quello di arrivare al 25% di energia elettrica prodotta attraverso le rinnovabili. Chi sostiene che sia possibile puntare tutto su queste risorse dovrebbe anche spiegare agli italiani come consumare un quarto dell’energia che consuma oggi senza rinunciare ad andare a lavoro o a tenere il riscaldamento acceso. Adesso tocca al Governo localizzare nel territorio nazionale gli impianti di produzione elettrica nucleare e di stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Non sarà facile. Abbiamo già avuto un assaggio di quanto potrà accadere con le dimostrazioni contro la Tav, il passante di Mestre, il ponte sullo stretto e lo stoccaggio delle scorie. Dovunque verranno posizionate le centrali vi saranno proteste! Ascoltiamole finché possibile dopo di che sarà necessario imporre una decisione oppure ripiegare (di nuovo) con la coda tra le gambe continuando a lamentarci degli alti costi dell’energia e della dipendenza dall’Opec.