Infortuni domestici: una legge perfetta che non applica nessuno

mag 22

Cari lettori di Collinews e del mio blog, questa settimana ho convocato in Commissione al Senato i massimi esperti di incidenti domestici. Vi risparmio sigle, cognomi e titoli, vi dico direttamente la conclusione alla quale sono giunta: la legge sugli infortuni domestici non funziona. Vi ricordate la “svolta” del 1999 quando il lavoro delle casalinghe venne equiparato agli altri lavori? È stata creata un’assicurazione obbligatoria per tutte le casalinghe, un fondo speciale e sono stati stabiliti i criteri per fare prevenzione. Come al solito la legge è perfetta, peccato che non la applichi nessuno. Nei primi 6 mesi del 2008 l’Inail ha aiutato solo 3 persone che si sono infortunate in casa. Tre persone a fronte 8.000 incidenti mortali ogni anno tra le mura domestiche. L’87% delle pratiche viene respinta mentre un altro 10% si perde in istruttorie infinite. Insomma a beneficiare di questa assicurazione alla fine sono veramente poche casalinghe.

Soluzioni? Una sola: abbassare la soglia del danno al di sopra del quale scatta il rimborso Inail. Oggi è al 27% noi dobbiamo portarla al 13% (come è per tutti gli altri lavoratori d’altronde!). O agiamo su questa percentuale dando un aiuto a chi si è ustionato le mani mentre scolava la pasta o possiamo anche abolire la legge del 1999, perché è più la spesa in burocrazia e istruttorie che i reali benefici per le casalinghe. Non è un caso che il fondo speciale che dovrebbe riscuotere i premi e pagare le indennità ha un attivo di più di 9 milioni di euro. La metà delle casalinghe si assicura (costa solo 12 euro) ma poi meno del 3% di chi si infortuna riceve un concreto aiuto, così il fondo continua ad accumulare denari: non potremmo spendere questi soldi per abbassare la soglia del danno o per fare reale prevenzione?

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Un commento a “Infortuni domestici: una legge perfetta che non applica nessuno”

  1. C.C. scrive:

    Posso fare un plauso alla senatrice? Finalmmente qualcuno ha capito/detto qual’è il problema. D’altro canto il punto è più o meno lo stesso che si pone per le assicurazioni private, franchigie altissime, che in soldoni significa, ti pago solo se sei praticamente morto.
    Approfitto di questo spazio, per chiedere se sia possibile avere spiegazioni su un mistero assicurativo/legislativo che mi turba non poco, e che secondo me, se conosciuto, turberebbe molta altra gente. Con l’introduzione del Decreto Bersani, chiunque dia informazioni relative all’ambito assicurativo, sia in agenzia che fuori, deve rilasciare un’informativa che lo/la identifica con nome cognome qualifica, e avere frequentato dei corsi specifici in materia assicurativa. Se non si ha la certificazione del superamento di questi corsi, che vanno ripetuti ogni anno, non si può lavorare.(Si entra nel penale). La cosa “divertente” è che se hai un sinistro, ossia subisci un danno che è coperto dall’assicurazione, la totalità del personale che deve darti le informazioni relative, dalla denuncia del sinistro, al sapere se il danno sia coperto o meno, tempi e modalità di rimborso, è composto da lavoratori di call center, che non hanno alcun obbligo, né di rilasciare l’informativa, xxx buongiorno sono Gianni… Né alcun obbligo di conoscenza della materia. Non avete l’impressione che ci sia qualcosa che non funziona?

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