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Violenza sessuale: un’interrogazione al Governo per dare seguito all’esperimento di Bollate

nov 26

Cari lettori del blog e di Collinews, cinquecentomila donne hanno subito uno stupro o una violenza sessuale in Italia. Il dato è allarmante, non è in crescita, ma deve essere attentamente valutato. Considerato che solo il 7,4% delle donne vittime di violenza (anche solo di un tentativo di violenza) denuncia l’accaduto, non possiamo neanche dire di avere un quadro esatto del fenomeno.

Il Governo è intervenuto evitando che gli stupratori in attesa di giudizio possano beneficiare degli arresti domiciliari e soprattutto inserendo nel codice penale il reato di stalking. Solo in Lombardia sono state arrestate 129 persone per stalking e mi piace pensare che la legge sia riuscita ad evitare qualche episodio di abuso. Per stroncare definitivamente la violenza sulle donne dobbiamo però intervenire anche su chi esce dal carcere.

Nella mia recente visita al carcere di Bollate ho incontrato rei di violenza sessuale in attesa della scarcerazione. Nei loro stessi occhi ho visto la paura di uscire. Alcuni sono consapevoli di non stare bene, di essere un pericolo per la società e per le donne in particolare.

Per questo ho presentato un’interrogazione al Governo, insieme al deputato Vinicio Peluffi, per spronare il Governo a dare risorse e allargare l’esperimento pilota nato nel carcere di Bollate: un servizio di trattamento per i colpevoli di violenza sessuale che comincia in cella e continua dopo la scarcerazione con la disponibilità di specialisti 24 ore al giorno in grado di monitorare ogni tipo di comportamento anomalo.

Da presidente della Provincia di Milano avevo iniziato a finanziare il servizio con 20.000 euro e credo che anche in un periodo di crisi questi fondi non debbano essere toccati anzi incrementati in maniera significativa, inoltre l’esperimento dovrebbe essere esteso in tutti i carceri dove sono presenti colpevoli di reati sessuali. Non sono soldi che spendiamo per gli stupratori, bensì per le donne che potrebbero diventare loro vittime.

Come già discusso con voi sul blog, credo si debba affrontare anche il tema della castrazione chimica, o come preferisco intenderla io, o di un dissuasore sessuale. So che molti non sono d’accordo e la ritengono una forma di tortura, io sono invece convinta che si debba aprire un dibattito nazionale iniziando ad offrire una riduzione della pena solo ai rei di reati a sfondo sessuale che accettano questo trattamento una volta usciti dal carcere.

Ergastolo o dissuasore sessuale: a loro la scelta!

lug 24

Cari lettori del blog e di Collinews, in questo ultimo giorno della settimana vi volevo informare sulla mia visita odierna al carcere di Bollate per parlare con i medici che seguono un corso di formazione sulla castrazione chimica. Ho già scritto circa una settimana fa che preferisco parlare più di dissuasione sessuale piuttosto che di castrazione. Questo termine infatti potrebbe rendere bene l’idea ma non è accurato: le moderne tecniche consentono di inibire l’impulso sessuale per 12 mesi attraverso una puntura. Non c’è nulla di definitivo o irreversibile.

Entrerò in carcere per capire meglio un argomento che mi sembra delicato e complesso ma sul quale mi sono già fatta un’idea: i pedofili e gli stupratori seriali dovrebbero scegliere tra il carcere a vita o una pena ridotta accompagnata dall’obbligo alla dissuasione sessuale. Sono troppi i casi di condannati per abusi che continuano a commettere reati brutali e per mettere fine a tale pericolo esistono solo due soluzioni: ergastolo o dissuasione. La scelta dovrebbe toccare proprio al pedofilo. Mi prendo un breve periodo di documentazione e riflessione prima di presentare un progetto di legge.