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Perché ospitiamo terroristi nelle case popolari?

ott 16

Cari lettori del blog e di Collinews, ho fatto passare la settimana ed ora è arrivato il momento di aprire gli occhi e di capire che la situazione ci è sfuggita di mano. Lunedì Mohamed Game, un libico di 34 anni, si è lanciato contro la caserma di piazzale Perrucchetti a Milano con una bomba nascosta nella cassetta degli attrezzi.

I militari di guardia hanno impedito che facesse una vera e propria strage per questo i mezzi di informazione si stanno già dimenticando dell’accaduto parlando di “cani sciolti” o di “cellule da cortile” ben lontane da Al Qaeda. Ebbene si dà il caso che queste cellule da cortile vivano nei nostri cortili, nelle case popolari di via Gulli a Milano. Si dà il caso che questi appartamenti siano occupati da diversi anni, e che da diversi anni nessuno sia entrato a dare un’occhiatina o magari a sgomberare l’area affidandola a chi è in lista d’attesa da decenni. Peccato.

Se avessimo fatto un po’ di pulizia ci saremmo accorti delle immagini di Bin Laden o dei 120 chili di nitrato d’ammonio accantonati dietro la tenda. Quanti altri Mohamed Game ci sono nelle case popolari di via Gulli, a San Siro o in piazza Cinquecento? Quanto tempo deve passare prima di capire che interi settori delle città ci sono sfuggiti di mano trasformandosi in covi per disperati e criminali?

Mesi fa ho presentato un progetto di legge per ridefinire i criteri di assegnazione delle case popolari che si può riassumere in tre battute: prima gli italiani, fuori i criminali, super poteri ai sindaci per liberare i palazzi dagli abusivi. Capisco che una parte del Paese preferisca occuparsi dei fatti privati del presidente del Consiglio …. ma non sarebbe il caso di cominciare a discutere anche dei terroristi che tolleriamo in casa nostra?

Roberto Saviano, grande senso di sacrificio

ott 16

In questi giorni sono rimasta particolarmente colpita dalla storia di Roberto Saviano, l’autore del brillante libro intitolato “Gomorra“. Dopo aver scritto questo volume si puo’ benissimo dire che la sua vita sia stata completamente sconvolta. Di conseguenza, ora capisco la sua intenzione di allontanarsi dal nostro Paese per avere una vita normale, come quella di tutti gli altri. Ricordo a tutti che Saviano e’ nato nel 1979, ha soli 29 anni.

Quindi, vorrei esprimere tutta la mia solidarieta’ all’autore napoletano che ha avuto molto coraggio nel voler scrivere “Gomorra” e riportare a tutti qual e’ la situazione attuale nel mondo della Camorra.  Coraggio ma anche, soprattutto, senso di sacrificio perche’ l’idea di vivere in un commissariato dei Carabinieri da piu’ di 2 anni e’ pesante da immaginare figuriamoci quanto sia difficile da vivere.