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FUS: serve uno sforzo, no alla riduzione del fondo

lug 31

Cari lettori del blog e di Collinews, oggi volevo mettere in evidenza le tante manifestazioni, polemiche, attacchi (in parte anche comprensibili) contro il ridimensionamento del fondo unico per lo spettacolo. Abbiamo ascoltato, con il consueto rispetto, il richiamo del Capo dello Stato come le preoccupazioni dei rappresentanti dei lavoratori. E’ indubbio che la riduzione del fondo unico per lo spettacolo ipotizzata dal Governo rappresenti un danno per un settore fondamentale per l’economia italiana ed un appannamento dell’immagine stessa del Paese, un’immagine che da sempre beneficia dei teatri, della lirica, della genialità dei direttori d’orchestra, come della professionalità di scenografi e costumisti.

Il punto però che a mio avviso è stato considerato in modo poco adeguato è che un’eventuale riduzione del fondo per lo spettacolo provocherebbe una seria crisi occupazionale. Non sarebbe solo un danno alla cultura, all’immagine e alla storia del nostro paese, ma potrebbe aggravare la crisi economica mettendo in difficoltà ben 200 mila lavoratori. Non capisco perché se chiude una sola fabbrica con 5.000 dipendenti in una singola provincia si mobilitano Governo, Comune e Regione, mentre se si perdono 200 mila lavori sparsi in tutta la penisola non abbiamo il diritto di preoccuparci in alcun modo.

C’è sicuramente un pregiudizio ancora presente nella politica ed in parte anche nella società civile nel considerare la spesa in cultura come improduttiva, quasi uno spreco. Non è così. E disinvestire oggi in questo settore significherebbe danneggiare anche uno dei principali punti di attrazione del nostro Paese per il turismo internazionale. Certo, non possiamo neanche nasconderci dietro un dito e gridare allo scandalo senza affrontare le riforme. La soluzione è accelerare i diversi progetti di riforma che il Parlamento sta discutendo.

Capisco tutte le difficoltà del Governo in questo momento di crisi. E sono grata al ministro Tremonti per aver evitato qualcosa di più grave di una semplice recessione economica tenendo al sicuro i risparmi degli italiani. Ciò non toglie che dobbiamo chiedere al Ministro un altro sforzo: riportare il fondo unico per lo spettacolo ad almeno 500 milioni di euro. Possibilmente non a settembre, non tra sei mesi, ma oggi. I direttori dei teatri hanno bisogno di garanzie sui fondi a disposizione nei prossimi anni, devono poter programmare adesso le stagioni future, e l’incertezza, la confusione, l’indecisione sono lussi che il mondo dello spettacolo non può permettersi.

Il CRT: un ottimo collegamento tra centro e periferia

set 24

 

Finalmente il CRT, Centro di Ricerca Teatrale, ha trovato una nuova casa. All’inizio di questa settimana, infatti, insieme alla Triennale, abbiamo raggiunto un’intesa per la creazione della nuova sede del CRT, che aveva finora trovato casa nel Teatro dell’Arte. Una vera e propria nuova location situata  in Piazzale Abbiategrasso nel quartiere Chiesa Rossa. Finalmente, lo sottolineo, avremo un centro di produzione teatrale che contribuirà a dar vita al quaritere.

La collaborazione tra il Comune di Milano, Triennale e CRT crea un dialogo innovativo tra committenza, progettazione e produzione artistica. E lo fa in un quartiere di periferia quale il Gratosoglio, a sud della città, che si sta imponendo sempre più come distretto culturale. Un quartiere lontano dal centro, certo, ma facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici di superficie e con la metropolitana.

Le due sedi teatrali del CRT, quelle di via Dini e di piazzale Abbiategrasso, si vanno ad affiancare al Teatro Ringhiera di via Boifava che ha riaperto i battenti lo scorso anno. Dopo due anni di chiusura il Comune ha affidato al gestione del Teatro alla compagnia Atir che la scorsa settimana ha presentato la sua prima stagione completa. Da non dimenticare la biblioteca di via Chiesa Rossa e, infine, la Chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, dell’architetto Giovanni Muzio, illuminata dall’installazione permanente di Dan Flavin, voluta dalla Fondazione Prada.

La periferia, dunque, cambia volto e anima. E lo fa, anche attraverso la cultura che non può e non deve essere qualcosa per pochi, ma si deve aprire alla città e a tutti i milanesi.