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Presentato in Senato il disegno di legge per il reinserimento sul lavoro delle persone infortunate

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Presso la sala degli atti parlmentari del Senato si è tenuta oggi la presentazione del calendario ‘donne che vincono’ ideato dall’Anmil in collaborazione con Miss Italia per la sensibilizzazione alla piaga degli infortuni sul lavoro.

Il calendario, con le foto scattate dall’artista Tiziana Luxardo, immortala pregevolmente la vincitrice di Miss Italia con alcune donne che hanno subito infortuni sul lavoro.

Questa magnifica occasione mi è stata utile per presentare un disegno di legge accolto favorevolmente da tutti gli schieramenti politici che prevede il reinserimento lavorativo delle persone infortunate sul luogo di lavoro. Ma più di tutto è stata un’iniziativa utile a conoscere tante storie di donne che hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco con questo calendario, donne fantastiche che hanno raccontato la propria storia per far sì che non tocchi anche ad altre come loro di dover correre pericoli sul posto di lavoro.

È utile mettere in relazione mondi così differenti purché si parli sempre più frequentemente di queste problematiche che sono intollerabili per una società che vuole dirsi realmente civile’ .

Donne che vincono: al Senato il calendario dedicato alla sicurezza delle donne che lavorano

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“Donne che vincono” è il calendario 2012 di  ANMIL, INAIL e Miss Italia che celebra l‘importanza e la tutela della salute e sicurezza delle donne che lavorano. L’idea alla base è di forte impatto: 12 bellissime vincitrici di Miss Italia, ritratte al fianco di 12 altrettanto belle donne vincenti, che hanno subito un infortunio sul lavoro e che con coraggio e determinazione hanno saputo imparare a conviverci. Le foto sono realizzate da  Tiziana Luxardo.

Il calendario sarà presentato in Senato nella sala degli Atti parlamentari il 26 gennaio prossimo alle ore 11,00 nel corso di un evento a cui parteciperanno tutte le donne che hanno contribuito a realizzarlo.

Ddl quote rosa, un momento storico per le donne italiane

mar 16

Garantire una maggiore presenza femminile ai vertici delle società quotate in Borsa e a partecipazione pubblica: è questo l’obiettivo del disegno di legge approvato oggi, 15 marzo, dal Senato. Con 203 sì, 14 no e 33 astenuti, i parlamentari di Palazzo Madama hanno approvato le norme sulle cosiddette “quote rosa”.

Il provvedimento è atteso adesso alla Camera dei Deputati, per la votazione conclusiva. Visibilmente soddisfatte le rappresentanti del gentil sesso in Parlamento. Cinzia Bonfrisco, senatrice del Pdl, si dichiara “molto soddisfatta, e’ stata scritta una bella pagina parlamentare” ed elogia soprattutto il lavoro svolto dal capogruppo Maurizio Gasparri, che ha saputo ricondurre ad unità “una situazione dove le voci in dissenso erano molte”.

Per Ombretta Colli, sua collega e moglie del compianto Giorgio Gaber, “questo ddl segna un momento storico per le donne italiane. La legge si sistemerà con il tempo e si radicherà, ma dà un input fortissimo”.

Nota stonata nel Popolo della Libertà, l’astensione di Carlo Giovanardi, che intravede nella legge dubbi di costituzionalità. Posizioni individuali a parte, sembrano dunque lontani i tempi in cui un altro provvedimento sulle quote rosa fu sonoramente bocciato: era il 2005 e la proposta incassò alla Camera 140 voti favorevoli e 452 contrari. All’epoca infatti, c’era chi le riteneva indispensabili e chi invece le giudicava “un ghetto”.

Il testo approvato oggi al Senato prevede l’obbligo per le aziende quotate e le società controllate pubbliche non quotate, di includere nei propri consigli di amministrazione il 20% di donne a partire dal 2012 e il 30% dal 2015.

Una legge che dovrebbe aprire alle donne le porte delle “stanze dei bottoni”: attualmente, infatti, la presenza femminile nei cda delle società italiane quotate è pari al 6,2%, dato che pone il nostro Paese al 29esimo posto su 33 nella classifica stilata dall’European professional women network.

FONTE: IL QUOTIDIANO ITALIANO

La maternità non deve penalizzare le donne!

feb 25

Cari lettori del blog e di Collinews, oggi vorrei dedicare un post del mio blog alla storia di Stefania Boleso, manager licenziata dopo il rientro dalla gravidanza.

Partendo dal fatto che se le donne smettessero di fare i figli il mondo non andrebbe certamente avanti, le donne con il passare degli anni hanno conquistato tante battaglie, compresa quella del periodo della maternità prima e dopo il parto, e allo stesso tempo hanno un desiderio irrinunciabile come quello di diventare mamme.

Le donne al tempo stesso si sono preparate dal punto di vista lavorativo e professionale e quindi dispiace smettere di lavorare a causa di una maternità. Quindi, mi chiedo, per quale motivo bisogna andare al di là dei diritti acquisiti in passato? Una gravidanza non deve sminuire il lavoro delle donne e soprattutto non deve penalizzarlo!

Violenza sessuale: un’interrogazione al Governo per dare seguito all’esperimento di Bollate

nov 26

Cari lettori del blog e di Collinews, cinquecentomila donne hanno subito uno stupro o una violenza sessuale in Italia. Il dato è allarmante, non è in crescita, ma deve essere attentamente valutato. Considerato che solo il 7,4% delle donne vittime di violenza (anche solo di un tentativo di violenza) denuncia l’accaduto, non possiamo neanche dire di avere un quadro esatto del fenomeno.

Il Governo è intervenuto evitando che gli stupratori in attesa di giudizio possano beneficiare degli arresti domiciliari e soprattutto inserendo nel codice penale il reato di stalking. Solo in Lombardia sono state arrestate 129 persone per stalking e mi piace pensare che la legge sia riuscita ad evitare qualche episodio di abuso. Per stroncare definitivamente la violenza sulle donne dobbiamo però intervenire anche su chi esce dal carcere.

Nella mia recente visita al carcere di Bollate ho incontrato rei di violenza sessuale in attesa della scarcerazione. Nei loro stessi occhi ho visto la paura di uscire. Alcuni sono consapevoli di non stare bene, di essere un pericolo per la società e per le donne in particolare.

Per questo ho presentato un’interrogazione al Governo, insieme al deputato Vinicio Peluffi, per spronare il Governo a dare risorse e allargare l’esperimento pilota nato nel carcere di Bollate: un servizio di trattamento per i colpevoli di violenza sessuale che comincia in cella e continua dopo la scarcerazione con la disponibilità di specialisti 24 ore al giorno in grado di monitorare ogni tipo di comportamento anomalo.

Da presidente della Provincia di Milano avevo iniziato a finanziare il servizio con 20.000 euro e credo che anche in un periodo di crisi questi fondi non debbano essere toccati anzi incrementati in maniera significativa, inoltre l’esperimento dovrebbe essere esteso in tutti i carceri dove sono presenti colpevoli di reati sessuali. Non sono soldi che spendiamo per gli stupratori, bensì per le donne che potrebbero diventare loro vittime.

Come già discusso con voi sul blog, credo si debba affrontare anche il tema della castrazione chimica, o come preferisco intenderla io, o di un dissuasore sessuale. So che molti non sono d’accordo e la ritengono una forma di tortura, io sono invece convinta che si debba aprire un dibattito nazionale iniziando ad offrire una riduzione della pena solo ai rei di reati a sfondo sessuale che accettano questo trattamento una volta usciti dal carcere.

Violenza sulle donne, un problema ancora di stretta attualita’

nov 24

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Cari lettori del blog e di Collinews, in questa nuova settimana volevo ricordarvi che domani si celebrera’ la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, promossa dalle Nazioni Unite, per invitare tutti a non chiudere gli occhi e a guardare in faccia la triste realtà delle violenze che sono sempre più numerose.

Violenze di cui ho trattato ieri sera con i miei ospiti nella settima puntata de “Il club delle prime donne”, in onda ogni lunedì alle ore 21.30 su Odeon Tv. Tante le testionianze ricevute dai telespettatori che sono potuti intervenire tramite il telefono.

La Giornata di domani, come detto, invitera’ a non voltarsi dall’altra parte quando sentiamo parlare di violenza sulle donne. Emblematico l’intervento di una telespettatrice di ieri sera che ha raccontato il suo episodio di “stalking giudiziario“. Prima la separazione consensuale con suo marito che picchiava lei e i loro 5 figli, poi i problemi del coniuge legati ai contributi sul mantenimento, infine l’uomo che la porta in causa per portarsi via i bambini.

Questa e’ soltanto una delle storie incredibili che ho sentito nella mia vita, storie che putroppo fanno capire che nel mondo d’oggi ci sono ancora tante persone che non denunciano le violenze che subiscono e lo fanno anche per non andare incontro a grosse spese, per non andare incontro… a nulla.

No alla castrazione chimica, meglio un dissuasore sessuale

lug 15

Cari lettori del blog e di Collinews, in merito agli ultimi fatti di cronaca che hanno visto come protagonista una nuova catena di violenze e di stupri nei confronti delle donne, in Italia si è tornato a parlare di castrazione chimica. E’ partito nuovamente un dibattito senza fine che sembra tralasciare quello che è il vero obiettivo: quello di evitare ad altri serial di poter stuprare e violentare una donna, evitare ai pedofili di mettere le mani addosso ai nostri bambini.

Bisogna smettere di parlare di castrazione e concentrarsi di più su un dissuasore sessuale che, a mio modo di vedere, potrebbe davvero avere un senso. Qual è la principale differenza? Parlando di dissuasore si parla di un temporaneo inibitore dell’impulso sessuale. Questo metodo è già usato in molti paesi europei (Francia, Spagna e Gran Bretagna) oltre che in una decina di Stati degli USA e in Canada. Con la delicatezza del caso, questo per me potrebbe essere la vera soluzione nei confronti di tutta quella gente che ha arrecato danni alle persone vicino a noi, persone che saranno difficilmente curabili per il resto della loro vita.

Lo spray anti aggressione è ormai una necessità

lug 6

Cari lettori del blog e di Collinews, oggi vorrei riprendere il discorso sulla necessità dell’uso dello spray al peperoncino trattato i primi giorni di maggio. Da due mesi a questa parte nulla è cambiato e non è cambiata ovviamente anche la mia posizione soprattutto dopo gli ultimi fatti dello stupratore seriale di Roma di cui si sente parlare in questi giorni. Le indagini vanno avanti ma intanto 3 povere donne sono cadute nelle mani di questo squilibrato e solo un paio sono riuscite a sfuggire dall’aggressione.

Con l’estate ormai in corso, questo discorso torna estremamente d’attualità: si esce di più, per le ragazze più giovani c’è più libertà vista l’assenza dei propri genitori in vacanza, altri numerosi motivi simili a questi mettono a forte rischio le donne che escono la sera (o anche all’alba, per recarsi a lavoro). In più, un altro pericolo è quello riguardante il rischio di emulazione di un folle come quello che si aggira nei dintorni di Roma.  Lo spray al momento mi sembra l’unica soluzione al problema, è diventato ormai una necessità.

No alla legalizzazione della violenza nelle famiglie afghane

apr 3

Cari lettori di Collinews e del mio blog, oggi sono profondamente sconvolta dopo aver letto la notizia arrivata tramite le fonti dell’Onu secondo il quale il governo afghano avrebbe approvato in questi giorni una legge che autorizza gli uomini a stuprare le proprie mogli. Sebbene non sia ancora stata pubblicata (e quindi ufficiale), tutto questo riporterebbe indietro di anni i diritti delle donne di quel Paese, lentamente e faticosamente conquistati nel tempo grazie ai trattati internazionali. Se fosse così, questa sarebbe una grossa sconfitta per tutti noi che ogni giorno cerchiamo di instaurare i principi fondamentali della civiltà quale quello di evitare la sopraffazione nei confronti dei più deboli. Tutto questo non succede, anzi le cose sembrano peggiorare. 

Pensione a 65 anni? Per le donne una scelta volontaria

mar 6

 

Quasi 3 mesi fa espressi la mia approvazione sulla proposta di legge del Ministro Brunetta di far lavorare le donne fino all’età di 65 anni. Oggi non posso che ribadire il mio assenso nel momento in cui questa eventualità sembra divenire più concreta. C’è però una cosa da far presente a tutte quelle persone che fanno finta di non capire: quest’avanzamento della soglia d’età sarebbe una scelta volontaria e non obbligatoria. In pochi lo pensano ma una donna potrebbe scegliere autonomamente di continuare a lavorare per qualche anno in più anche per il semplice bisogno di soldi (mi riferisco ai lavori non usuranti!). 

In più se ci fosse una richiesta numerica importante, questa eventualità potrebbe aprire nuovi scenari in materia di investimenti: penso soprattutto al bisogno di impiegare nuove risorse nelle scuole per tutte quei servizi complementari che dovrebbero essere offerti ai propri figli accanto all’istruzione.