Testamento biologico: una legge contro l’ambiguità

Cari lettori di Collinews e del mio blog, parlando di testamento biologico vorrei prima di tutto precisare che l’argomento merita parole e toni pacati. In occasione della morte di Eluana Englaro, non me la sento di giudicare o di puntare il dito contro quanti hanno scelto di lasciar morire Eluana, né contro i magistrati né contro i familiari che sono comunque passati attraverso anni di sofferenza, né contro chi ha materialmente messo fine alla vita di Eluana. Ognuno ha preso delle decisioni in base ai propri principi, rispondendo alla propria coscienza, credendo di fare il bene di una persona non più in grado di intendere e di volere. Ho forti dubbi che il bene di Eluana fosse la sua morte e mi permetto di manifestarli con la massima umiltà ed il rispetto necessari di fronte a tanto dolore.
Premesso ciò, credo sia arrivato il momento di stabilire dei principi generali attraverso una legge che affronti il tema del “fine vita”, o del testamento biologico, in modo organico. Se c’è almeno una cosa sulla quale dovremmo essere tutti d’accordo è che il caso Englaro ha reso palese come certe decisioni non possono essere prese da un singolo medico o da un giudice in base a qualche regolamento di una commissione tecnica. Serve una legge dello Stato che valga per tutte le persone che si trovano in condizione di “fine vita”.
Non intervenire su questo argomento comporterebbe due conseguenze: lasciare nel limbo centinaia di altre persone che si trovano in coma vegetativo e delegare le decisioni sulle loro vite a singoli medici o – peggio ancora – a carte bollate, ricorsi, appelli e sentenze di Cassazione. Ecco, questa ambiguità, questa nebbia, (la stessa nebbia che ha portato alla morte di Eluana mediante sentenza), deve essere spazzata via il prima attraverso una legge chiara ed esaustiva.
Per approfondire il mio punto di vista su questo argomento vi invito a leggere il mio intervento di mercoledì scorso in Aula nel mio editoriale di Collinews.








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