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Testamento biologico: una legge contro l’ambiguità

mar 20

Cari lettori di Collinews e del mio blog, parlando di testamento biologico vorrei prima di tutto precisare che l’argomento merita parole e toni pacati. In occasione della morte di Eluana Englaro, non me la sento di giudicare o di puntare il dito contro quanti hanno scelto di lasciar morire Eluana, né contro i magistrati né contro i familiari che sono comunque passati attraverso anni di sofferenza, né contro chi ha materialmente messo fine alla vita di Eluana. Ognuno ha preso delle decisioni in base ai propri principi, rispondendo alla propria coscienza, credendo di fare il bene di una persona non più in grado di intendere e di volere. Ho forti dubbi che il bene di Eluana fosse la sua morte e mi permetto di manifestarli con la massima umiltà ed il rispetto necessari di fronte a tanto dolore.  

Premesso ciò, credo sia arrivato il momento di stabilire dei principi generali attraverso una legge che affronti il tema del “fine vita”, o del testamento biologico, in modo organico. Se c’è almeno una cosa sulla quale dovremmo essere tutti d’accordo è che il caso Englaro ha reso palese come certe  decisioni non possono essere prese da un singolo medico o da un giudice in base a qualche regolamento di una commissione tecnica. Serve una legge dello Stato che valga per tutte le persone che si trovano in condizione di “fine vita”.

Non intervenire su questo argomento comporterebbe due conseguenze: lasciare nel limbo centinaia di altre persone che si trovano in coma vegetativo e delegare le decisioni sulle loro vite a singoli medici o – peggio ancora – a carte bollate, ricorsi, appelli e sentenze di Cassazione.  Ecco, questa ambiguità, questa nebbia, (la stessa nebbia che ha portato alla morte di Eluana mediante sentenza), deve essere spazzata via il prima attraverso una legge chiara ed esaustiva.   

Per approfondire il mio punto di vista su questo argomento vi invito a leggere il mio intervento di mercoledì scorso in Aula nel mio editoriale di Collinews. 

La scelta di Eluana

nov 17

Oggi vorrei fare una semplice riflessione a proposito del caso di Eluana Englaro e della conseguente sentenza della Cassazione. Premesso che come madre mi rendo perfettamente conto che è una questione delicatissima, quello che più di tutto mi ha disturbato in questi giorni è stato sentire questa specie di “tifo da stadio” intorno ad una vicenda oltremodo complessa ed estremamente sofferta. 

Mi metto nei panni dei genitori e cerco di capire che sicuramente portano avanti questa battaglia solo perché desiderano fare la volontà della figlia, ormai in coma da molti anni e hanno perso ogni speranza; però ritengo che affidare la decisione della vita di un essere umano ad un magistrato sia oltremodo assurdo. In un paese democratico qual’è l’Italia sarebbe più corretto che a decidere di queste situazioni fosse il Parlamento con una legge appropriata. Detto questo però ribadisco la mia vicinanza alla famiglia in un momento assolutamente difficile e doloroso.


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