Post taggati ‘milano’

Il CRT: un ottimo collegamento tra centro e periferia

set 24

 

Finalmente il CRT, Centro di Ricerca Teatrale, ha trovato una nuova casa. All’inizio di questa settimana, infatti, insieme alla Triennale, abbiamo raggiunto un’intesa per la creazione della nuova sede del CRT, che aveva finora trovato casa nel Teatro dell’Arte. Una vera e propria nuova location situata  in Piazzale Abbiategrasso nel quartiere Chiesa Rossa. Finalmente, lo sottolineo, avremo un centro di produzione teatrale che contribuirà a dar vita al quaritere.

La collaborazione tra il Comune di Milano, Triennale e CRT crea un dialogo innovativo tra committenza, progettazione e produzione artistica. E lo fa in un quartiere di periferia quale il Gratosoglio, a sud della città, che si sta imponendo sempre più come distretto culturale. Un quartiere lontano dal centro, certo, ma facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici di superficie e con la metropolitana.

Le due sedi teatrali del CRT, quelle di via Dini e di piazzale Abbiategrasso, si vanno ad affiancare al Teatro Ringhiera di via Boifava che ha riaperto i battenti lo scorso anno. Dopo due anni di chiusura il Comune ha affidato al gestione del Teatro alla compagnia Atir che la scorsa settimana ha presentato la sua prima stagione completa. Da non dimenticare la biblioteca di via Chiesa Rossa e, infine, la Chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, dell’architetto Giovanni Muzio, illuminata dall’installazione permanente di Dan Flavin, voluta dalla Fondazione Prada.

La periferia, dunque, cambia volto e anima. E lo fa, anche attraverso la cultura che non può e non deve essere qualcosa per pochi, ma si deve aprire alla città e a tutti i milanesi.

Addio Abdul! La politica faccia un passo indietro

set 22

Di fronte alla morte di Abdul, un ragazzo di 19 anni, il mio primo sentimento è stato di sbigottimento e di profonda tristezza, non ero neppure in grado di pensare alle beghe politiche. Forse e’ anche per questo che ho lasciato passare qualche giorno prima di voler esprimere la mia opinione su questo tragico fatto. Il mio pensiero è andato all’idea di come quella vita sia stata spezzata su uno squallido  marciapiede, in maniera orribilmente brutale. Non ho potuto evitare di pensare a quanti furtarelli o ragazzate del genere si compiono a quell’età.

Se poi la morte di Abdul sia dovuta a un tragico fraintendimento (i suoi assassini sostengono di aver creduto che il ragazzo avesse rubato l’incasso della giornata, invece che un paio di biscotti. Come se cambiasse qualcosa, come se la vita di un ragazzo potesse avere un prezzo) o a quel di più di violenza scatenata a causa del colore della sua pelle, temo non lo sapremo mai. Resterà probabilmente un segreto custodito nella mente dei suoi aggressori, e sarà comunque compito della magistratura scoprirlo. C’è invece chi non sa aspettare il corso della giustizia e reputa evidentemente inutile il processo, avendo già deciso in cuor suo la sentenza. La politica è tra questi.

Purtroppo anche a Milano la regola per cui la politica deve entrare dappertutto, dalla culla (e anche prima) alla bara, è un vizio sintomatico della faziosità di cui siamo impregnati. Per dirla con parole semplici, sentiamo la necessità di buttarla sempre in politica. Lo si è fatto con l’assassinio della signora Reggiani l’anno scorso, utilizzato politicamente dalla destra, così come l’ha fatto la sinistra negli anni scorsi ogni qualvolta un nostro soldato è caduto in Iraq o in Afganistan: invocando il ritiro delle truppe, prima ancora di esprimere solidarietà umana alle famiglie che avevano subito una perdita tanto grave.

Forse dovremmo iniziare a pensare a quanto sia vuota e arrogante questa politica che cerca di pervadere la nostra vita e perfino la nostra morte, invece che inchinarsi umilmente di fronte alla peggiore delle tragedie. Se addirittura la famiglia di Abdul è arrivata a percepire che la loro sofferenza è stata strumentalizzata (“chiediamo che le nostre parole non vengano usate per uno scontro politico. Siamo gente semplice, vogliamo solo giustizia“, hanno detto), allora credo che sia tempo per tutti  di fare un passo indietro.

Ciascuno si limiti al proprio dovere. Alla giustizia l’accertamento della verità. Alla politica il dovere di portare alla famiglia Guiebre, a nome di tutta la città, la vicinanza e la solidarietà di tutti i milanesi. Se poi davvero la politica vuole fare qualcosa in più ci si muova, magari insieme, in Consiglio Comunale, per promuovere nella nostra città una cultura che ripudi la violenza. Credo che di fronte alla morte di un ragazzo si possano, anzi si debbano superare i confini di destra e sinistra. Ciascuno faccia quello che può. Ma lasciamo la famiglia Guiebre piangere in pace il suo, il nostro, Abdul.

Non mi piace questo attteggiamento passivo degli islamici

lug 22

milano_preghiera.jpg

In merito anche alle vostre risposte nel blog ed al grande interesse che comunque riscuote questa “faccenda islamica” vi porto a conoscenza delle novità attuali. Novità tutt’altro che piacevoli, a mio modo di vedere, perchè non sto gradendo affatto l’atteggiamente estremamente passivo degli islamici che sembrano essere là con le mani in mano aspettando che la questione si risolva. La soluzione temporanea del Vigorelli, e adesso quella del Palasharp, per un paio di settimane, non risolve il problema per poter ospitare la preghiera di più di 4000 islamici.

Bisogna che anche loro inizino a darsi una mossa: trovare un luogo adatto e fare passo dopo passo tutto quello che serve per far nascere un nuovo luogo di culto. Ora devono capire che, al momento, non ci sono luoghi idonei per la loro preghiera. Inutile scaricare il problema sul Comune di Milano. Mi aspetterei una sorta di collaborazione da parte loro. Purtroppo a Milano non abbiamo tutto questo spazio per far felici tutti. In più abbiamo, anche noi, le nostre iniziative senza pensare minimamente che già ci si sta muovendo in vista dell’Expo 2015. Gli islamici devo anche darsi da fare per quel percorso che finalmente li porterà ad avere il loro luogo di culto.

Una moschea milanese e non una moschea a Milano

lug 16

vialejenner_milano.jpg

 Non posso che essere soddisfatta del fatto che dopo tanti anni, la Giunta di cui faccio parte, stia contribuendo a risolvere la questione di viale Jenner. Per il bene di tutti, tanto degli abitanti della zona che dei fedeli musulmani. Ora ci resta da risolvere il problema dei fedeli. Sarei miope però, se guardassi solo alla collocazione fisica della moschea. In questi giorni stiamo prendendo una decisione che contribuirà a decidere la direzione dell’islam milanese. E’ finito il tempo in cui si chiedevano solo diritti, senza rispettare dei doveri: di trasparenza,di tolleranza e di apertura nei confronti delle altre religioni e in particolare del ruolo della donna.

Dalla moschea più inquisita d’Italia, soprattutto da essa, mi aspetto concrete novità. Altri luoghi di culto islamici a Milano, li hanno già saputi dare. A cominciare dalla moschea di via Meda, che infatti pur nella differenza culturale è ben accetta da tutti. E’ tempo che viale Jenner decida di essere una moschea milanese, e non più – semplicemente – una moschea a Milano, isolata culturalmente dal mondo che la circonda.

A Viale Jenner la situazione è insostenibile

lug 11

milano_preghiera.jpg

Lo spostamento non è per niente facile ed i cittadini sono furibondi. E’ questa la situazione che attualmente si vive nel quartiere di viale Jenner. Bisogna trovare una location che non infastidisca i milanesi: stiamo cercando ma la prima risposta, quella del Vigorelli, lo storico velodromo nei pressi della Fiera, non è stata per niente positiva. La situazione è davvero insostenibile.

Ho ricevuto ed ascoltato le proteste dei cittadini che nel periodo del Ramadan e nella giornata di preghiera del venerdì non riescono nemmeno ad entrare nel proprio portone di casa. Il tutto in mezzo ad alberi, marciapiede e strada a doppio senso di marcia: in qualche modo risulta anche pericoloso muoversi per non “salire sopra” alla gente dedita alla preghiera. L’obiettivo è solo uno: trovare un luogo idoneo senza stravolgere la vita dei cittadini di Milano.

A Milano, nel fine settimana, “Gratosoul” e “Band Festival”

giu 27

gratosoul-fly.jpg

Sono molto contenta di potervi presentare oggi due iniziative che si stanno svolgendo e si svolgeranno in questo fine settimana. La prima è “Gratosoul” e lo spunto nasce dalla mia idea che bisogna smetterla di pensare che ci si possa divertire solo in centro. Milano vanta numerose zone estremamente recettive e capaci di ospitare eventi di piccole e medie dimensioni. Qui, poi, la gente ha voglia di divertirsi, stare all’aria aperta e vivere la città come si faceva una volta. Proprio per questo si è aperto oggi “Gratosoul” che fino a domenica animerà uno dei quartieri della periferia milanese. Una tre giorni di festa al Gratosoglio, con giochi per bambini, tornei di calcio e street basket, concerti e musica che, secondo gli organizzatori, coinvolgerà almeno 10mila persone.

Uno stimolo per gli abitanti della zona affinchè possano riappropriarsi del territorio per cui vivono: per questo ho sostenuto questa manifestazione promossa dal Comitato Evoluzioni Urbane. La rassegna, inoltre, coinvolge numerose associazioni presenti sul territorio, che già da stasera vedrà uno spettacolo di teatro-cabaret con Flavio Pirini e Walter Leonardi. Sabato 28 Bruno Pizzul commenterà le partite del torneo di calcio che si terrà presso la Parrocchia Maria Madre della Chiesa di via Saponaro 28. E ancora dimostrazioni di capoeira, ballo liscio e musica revival anno ’60-’70. Alle 21, il centro sportivo Vismara (via dei Missaglia 117) ospiterà il concerto dei Linea 77, Matrioska e Plunk Extended. La domenica, infine, sarà tutta dedicata allo sport. Continuano, infatti, i tornei di calcio e street basket. Mentre alle 12 tutto il quartiere è invitato al pranzo sociale. Il week-end si concluderà con la proiezione su maxischermo della finale degli europei di calcio.

band-festival.bmp

Le seconda iniziativa che vi annunciavo all’inizio del post invece riguarda “Band Festival delle zone di Milano” che domani, sabato 28 giugno, vedrà la cantante Mietta come ospite d’onore della finale della rassegna musicale. L’appuntamento è alle ore 21, al Parco Lambro (via Licata – area adiacente  capanna dello zio Tom). La manifestazione che ho promosso quest’anno vedrà esibirsi nove gruppi musicali che rappresenteranno le zone della città. Diverse per età, genere musicale e stile, le band in gara rappresentano uno spaccato dei giovani milanesi di oggi. I musicisti hanno, infatti, un’età compresa tra il 17 e i 35 anni e portano sul palcoscenico diverse melodie inedite che vanno dal jazz al rock, da pop al punk  fino ai grandi classici della musica italiana. 

Trovo un duplice scopo nella manifestazione: da una parte creare un’occasione per i giovani di farsi conoscere, dall’altra fare in modo che, anche in quest’occasione, i milanesi si riapproprino del proprio territorio e abbiano consapevolezza della loro zona. La band vincitrice del Festival avrà la possibilità di incidere un cd (500 copie) e di partecipare, da protagonista, ad alcune manifestazioni organizzate dal Comune di Milano in collaborazione con Lifegate Radio. Una prima selezione della band in gara è stata effettuata direttamente dai Consigli di zona della città. In seguito lo scorso 4 aprile si è tenuta, presso il Teatro della Quattordicesima (zona 4), la semifinale del concorso dalla quale sono emersi i nomi delle nove band finaliste. Il Festival verrà presentato da Alvin, dj di Radio 105. La serata finale sarà preceduta da un intero pomeriggio di festa dedicato ai bambini e alle famiglie: gonfiabili, giochi e spettacoli gratuiti daranno la possibilità ai milanesi di trascorrere una giornata in allegria all’insegna del divertimento.

Assolutamente favorevole! La gente non avrà paura dei militari

giu 17

strada_buia.jpg

Ieri ero nuovamente ospite di una trasmissione su Telelombardia in cui l’argomento principale era quello dei militari presenti nelle città. Per fortuna ho scoperto che molte persone la pensano come me, mentre altre non si immaginano cosa significhi trovarsi alle undici di sera in una Metro essendo l’unica donna ed a volte anche l’unica italiana: io personalmente non sarei molto tranquilla.

Non immaginano cosa voglia dire camminare ad ora tarda nelle periferie e nelle borgate delle grandi città di Milano e Roma, per esempio, che sono poco illuminate non essendoci negozi aperti in serata. Io non avrei paura nel trovare persone specializzate che si adoperano per farmi sentire tranquilla. Poi è anche un discorso economico quello di avere qualche militare in più nelle nostre città: chissà quanto costerebbe assumere gente nuova, per lo più senza esperienza. I nostri militari, i Carabinieri,  sono ben addestrati e sono stati presenti in paesi dove la situazione è ben più grave.

Secondo me la gente non avrà paura dei militari che all’inbrunire pattuglieranno la nostra zona abitativa. Ha, invece, paura di trovarsi qualcuno alle spalle pronto a puntare un coltello alla propria gola. Negli ultimi giorni, a Roma, nel quartiere Parioli, addirittura 6 furti in appartamenti nel giro di pochissimo tempo: l’ultimo addirittura con persone presenti in casa.  E’ vero che molte persone non credono nella figura del militare oppure ci trovano sempre qualcosa di strano. La gente normale invece la pensa come me.

Uno sguardo al cuore nero dell’Africa di Max Peef

mag 13

africa_peef.jpg

Nella mattinata di ieri sono stata alla presentazione della mostra fotografica “Testa o Croce” di Max Peef realizzata durante un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo. L’obiettivo della mostra, che sarà visitabile dal 17 maggio, è di aiutare l’Associazione Amici di Padre Querzani. Le immagini di Max Peef arrivano dritto al cuore e senza fronzoli, senza voler a tutti i costi suscitare pietà, raccontano come gli abitanti del Congo vivano giorno dopo giorno. Si tratta di foto che fanno riflettere e pensare a quello che si può fare per gli altri e per noi stessi.

Abbiamo una grande opportunità tra le mani: l’Expo 2015. Il tema scelto da Milano, “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”, è dedicato soprattutto all’Africa e a quei Paesi lontani dall’Occidente che ancora vivono nell’arretratezza. “Testa o croce” vuol, così, essere una scommessa sulla realtà, su ciò che possiamo e sappiamo fare per creare davvero un mondo migliore. I 50 scatti di Max Peef sono un vero e proprio sguardo al cuore nero dell’Africa: dalle sue ricchezze alle sue miserie, dalla dura realtà quotidiana alla speranza per un domani.  

colli_peef.jpg

Sono con le donne musulmane. E Veltroni, ancora con D’Alema?

apr 10

donne_musulmane.jpg

La vicenda del divieto di partecipazione delle donne ai funerali islamici è preoccupante e indice di una cultura che – facendosi scudo di una versione dell’Islam particolarmente fanatica, ma minoritaria – altro non vuole che umiliare le donne. Che queste cose avvengano in Italia nel 2008, è inaccettabile. Che una moglie non possa partecipare alla cerimonia funebre del proprio marito è qualcosa che non saprei definire altrimenti che rivoltante.

Care sorelle musulmane, consideratemi pure al vostro fianco in questa battaglia infinita contro il pregiudizio che vi e ci colpisce. Contate pure su di me. Camminerò al vostro fianco contro chi vuole usare l’Islam come alibi per sottomettere la donna. Ci tengo a dichiararlo forte e chiaro prima di essere eletta, per un dovere di trasparenza nei confronti dei miei elettori. E mi piacerebbe che anche a sinistra si fosse altrettanto chiari nel condannare ogni forma di giustificazione nei confronti di chi discrimina le donne nel nome del cosiddetto “multiculturalismo“.

Lo chiedo innanzitutto a Veltroni, che sta parlando oggi a Milano. Proprio a lui, che chiede a Berlusconi “lealtà alla Repubblica”, chiedo invece di prendere le distanze da D’Alema e dal suo continuo strizzare l’occhio al fanatismo islamico: da Hamas ad Hezbollah (per chi non lo ricordasse, con tanto di passeggiata a braccetto con il leader del gruppo terrorista). Prenda le distanze Veltroni – invece di chiederlo agli altri – da chi rappresentando la nostra Repubblica come ministro degli Esteri ci ha esposto a questa umiliazione. Parliamo di cose serie e concrete, caro Walter. Con chi stai? Con Magdi Allam, Khaled Fouad Allam (che non hai ricandidato), le donne musulmane, o con Massimo D’Alema?

Finalmente Expo 2015!

apr 3

 

milano_expo1.jpg

Un premio alla costanza ed al desiderio della Moratti. Definirei così semplicemente la decisione di assegnare l’Expo 2015 alla città di Milano per premiare gli sforzi e la decisione per la quale la Moratti, sedendosi alla sua prima riunione, fece subito notare l’opportunità della candidatura e che era assolutamente un’occasione da non far sfuggire. Mi ricordo anche di alcuni dei suoi sforzi: addirittura in un week-end visitò 3 paesi! Sicuramente una cosa importante per Milano, non sto qui a ricordarvi i numeri ed i benefici che ne trarrà la città.

Dopo un secolo Milano torna ad essere una “città benedetta” e potrà nuovamente ospitare l’expo. Capisco anche le dichiarazioni di Celentano quando parla di una nuova “colata di cemento” su Milano ma ormai questa città non è più quella che tanto si vagheggia: quello era un paese che non c’è più, davvero. Ora parliamo di una città grande, presa d’assalto dall’immigrazione, ed anche una città dove si è decisamente alzata la qualità della vita.

E poi non è vero che non c’è verde nella nostra città: se si partisse dalla provincia alta fino a scendere il verde c’è e si vede. E altresì vero che non possiamo di sicuro permetterci una vita da perfetti newyorkesi con la propria abitazione circondata dal giardino, dietro e davanti, con dei bellissimi trenini ad alta velocità che in 20 minuti ti portano dalla periferia in città, “trenini” muniti di salottini nel quale si può adibire anche lo spazio per delle riunioni così da arrivare in ufficio già pronti alla giornata lavorativa che sarà.