
Garantire una maggiore presenza femminile ai vertici delle società quotate in Borsa e a partecipazione pubblica: è questo l’obiettivo del disegno di legge approvato oggi, 15 marzo, dal Senato. Con 203 sì, 14 no e 33 astenuti, i parlamentari di Palazzo Madama hanno approvato le norme sulle cosiddette “quote rosa”.
Il provvedimento è atteso adesso alla Camera dei Deputati, per la votazione conclusiva. Visibilmente soddisfatte le rappresentanti del gentil sesso in Parlamento. Cinzia Bonfrisco, senatrice del Pdl, si dichiara “molto soddisfatta, e’ stata scritta una bella pagina parlamentare” ed elogia soprattutto il lavoro svolto dal capogruppo Maurizio Gasparri, che ha saputo ricondurre ad unità “una situazione dove le voci in dissenso erano molte”.
Per Ombretta Colli, sua collega e moglie del compianto Giorgio Gaber, “questo ddl segna un momento storico per le donne italiane. La legge si sistemerà con il tempo e si radicherà, ma dà un input fortissimo”.
Nota stonata nel Popolo della Libertà, l’astensione di Carlo Giovanardi, che intravede nella legge dubbi di costituzionalità. Posizioni individuali a parte, sembrano dunque lontani i tempi in cui un altro provvedimento sulle quote rosa fu sonoramente bocciato: era il 2005 e la proposta incassò alla Camera 140 voti favorevoli e 452 contrari. All’epoca infatti, c’era chi le riteneva indispensabili e chi invece le giudicava “un ghetto”.
Il testo approvato oggi al Senato prevede l’obbligo per le aziende quotate e le società controllate pubbliche non quotate, di includere nei propri consigli di amministrazione il 20% di donne a partire dal 2012 e il 30% dal 2015.
Una legge che dovrebbe aprire alle donne le porte delle “stanze dei bottoni”: attualmente, infatti, la presenza femminile nei cda delle società italiane quotate è pari al 6,2%, dato che pone il nostro Paese al 29esimo posto su 33 nella classifica stilata dall’European professional women network.
FONTE: IL QUOTIDIANO ITALIANO