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Un atto fascista non far parlare un ministro!

giu 16

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Cari lettori del mio blog e di Collinews, oggi voglio trasmettervi tutto il mio rammarico per quello che è successo ieri alla presentazione dell’ultimo libro “Cinque in condotta” di Mario Giordano, direttore de “Il Giornale“. All’ingresso del direttore, del ministro dell’Istruzione Gelmini e di Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset nonchè grande esperto di letteratura americana, un gruppo di manifestanti composto da genitori e docenti ha praticamente reso impossibile la partenza della conferenza stampa.

A mio modo di vedere quest’accaduto è letteralmente imbarazzante visto che si impedisce ad un ministro di poter parlare e dire la propria. Inoltre la minaccia di una continua ostruzione per impedire di far parlare la Gelmini lo ritengo un vero e proprio atto fascista. C’era anche molta gente presente che voleva davvero seguire la presentazione di questo volume, che voleva farsi un’idea, che voleva sapere qualcosa di più circa i prossimi progetti di tutto quello che riguarda la materia scolastica. “Noi siamo qui per ascoltare” urlava la gente, i manifestanti con la forza si sono resi protagonisti di un atto veramente imbarazzante.

Cari studenti, non sfilate con i baroni!

ott 22

Di tutte le contestazioni a cui ho assistito, questa è una delle più strane. Gli studenti che scendono in piazza con i loro insegnanti evidentemente non hanno chiaro un concetto: dalla scuola dell’obbligo all’Università il problema sta nell’assenza di meritocrazia e nei costi esorbitanti e ingiustificati. Il nepotismo nelle Università in particolare, è stato egregiamente documentato dal libro “L’università truccata” di Roberto Perotti. Dopo averlo letto, sfido qualsiasi studente a scendere in piazza a fianco dei baroni che rubano loro il futuro.

Riguardo invece alla questione del maestro unico, dico una cosa poco politicamente corretta, ma vera: il maestro unico è sempre esistito in Italia, e ha proiettato la nostra scuola elementare a riconoscimenti internazionali in termini di qualità. Perché all’improvviso non vada più bene, è mistero tutto da chiarire. Invito solo gli studenti a domandarsi chi, se non loro stessi tra qualche anno, dovrà pagare la spesa di un sistema scolastico che mantiene 1,3 milioni di persone, più dell’esercito USA. Se non si passa dalla media di 8,9 a 9,9 alunni per docente, non ci sarà né il miliardo di euro da investire negli insegnanti di qualità, né il risparmio di più di due miliardi di euro che è indispensabile.

Se lasciamo tutto com’è ora, chi pagherà in termini di qualità del servizio e di tasse sempre maggiori? Sempre gli studenti, e ancora di più quelli meno abbienti. Gli altri, i figli di papà, un futuro assicurato già ce l’hanno. Tanto più in questo momento di grave crisi economica, utilizzare le poche risorse disponibili per imporre un modulo più costoso rispetto a quello perfettamente funzionante del modello unico, sarebbe l’ennesimo scippo del futuro di una generazione.