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No a Visco, si alla trasparenza del pubblico

mag 8

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Continua la polemica sulla pubblicazione su internet delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti. Come ho già detto, la cosa mi vede contraria. Per il modo in cui è stata fatta (senza neppure un dibattito pubblico, a governo dimissionario, dopo le elezioni perse) oltre che per il come (senza controllo verso chi guarda i dati). In tutto questo però c’è uno spunto valido di trasparenza che mi pare corretto. Se infatti i parlamentari sono obbligati per legge a rendere pubbliche le proprie dichiarazioni, non vedo perchè non dovrebbero farlo le altre cariche pubbliche.

In fondo, il principio è lo stesso: il cittadino deve aver diritto di sapere quanto paga i dipendenti della pubblica amministrazione. Anzi, sarebbe auspicabile che in ogni sito internet della pubblica amministrazione vi fossero presenti oltre che i nomi dei responsabili (e dei consulenti) dei vari enti pubblici, anche gli stipendi. Questa sì sarebbe quella massima trasparenza che deve essere propria dello Stato nei confronti dei contribuenti, che hanno diritto di sapere come vengono spesi i propri soldi. Ovviamente altro discorso va fatto per il settore privato, per cui il sistema utilizzato fino ad ora mi pare abbia garantito sufficiente trasparenza.

Una volgarità la pubblicazione del proprio reddito

mag 5

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Come confermato a suo modo anche dal Garante della privacy, ho trovato veramente volgare la pubblicazione su internet dei dati dei redditi degli italiani. E pensare che non sarebbe difficile ottenere certi dati andando nei luoghi preposti e fare richiesta scritta (cartacea) per venire a conoscenza di certe informazioni. Così però tutto risulterebbe scritto con “pincopallino” che in tale data ed in tale ora fa richiesta di questi dati personali.

In più voglio dire che ho ritenuto tutta questa faccenda anche un grave aiuto dato alle organizzazioni criminali. Se ci fossero delle piccole organizzazioni, che poi sono quelle più pericolose, intenzionate a compiere qualche brutta azione ora saprebbero con estrema precisione chi colpire, tale persona piuttosto che un altra. Tutto grazie ai dati resi noti dalla “grande” scelta dell’Agenzia delle Entrate.