Post taggati ‘Senato’

Basta Papi e Papi: non me ne frega niente!

lug 23

Cari lettori del blog e di Collinews, oggi voglio tornare prepotentemente su una questione di cui ho già parlato un paio di mesi fa. L’argomento era ed è l’Italia dei pettegolezzi prendendo spunto da un editoriale di Polito su “Il Riformista“. Ora però questi pettegolezzi si sono mossi e spostati in maniera piuttosto decisa anche in Senato. Il mio pensiero? Se perderemo altri dieci minuti in Senato a parlare di Papi e della sua condotta privata abbandonerò l’Aula.

Sono settimane che i mezzi di informazione e la politica si dedicano anima e corpo a capire con chi ha passato la notte il presidente del Consiglio. Vorrei essere abbastanza chiara: non me ne frega niente! L’unico scandalo è passare una seduta d’Aula a disquisire di simili sciocchezze mentre si annunciano 500 mila disoccupati in autunno. Il guaio della sinistra è che Berlusconi ha gestito egregiamente il G8 e lo scandaletto di Palazzo Grazioli non ha preannunciato nessuno scossone nel PdL (D’Alema dixit). Capisco che occuparsi sempre delle liti interne al Pd possa risultare noioso alla lunga, ma chiedo all’opposizione di utilizzare la metà delle energie necessarie a scoprire le amanti del premier per trovare una soluzione ai 500 mila licenziamenti d’autunno.

Ddl sicurezza: un provvedimento a 360°

lug 2

Cari lettori del blog e di Collinews, oggi in Senato abbiamo dato il via definitivo al disegno di legge sulla sicurezza. Sono estremamente soddisfatta perchè questo provvedimento comprende molte cose, un vero e proprio provvedimento a 360°, compresa la regolamentazione sugli sbarchi, gli accordi con la Libia, ecc. ecc. Penso che questo Ddl sarà istituzionalizzato  perchè perfettamente equilibrato in tutte le sue parti.

Per quanto riguarda il “Porterà dolore” che arriva dal Vaticano, mi permetto di suggerire che invece questo provvedimento porterà tranquillità sia ai cittadini italiani sia a quelli stranieri che sono arrivati nel nostro Paese per lavorare invece di essere equiparati alla stregua di gente che arriva in Italia sicuramente senza questo intento.

Bilancio: no agli attacchi contro il Senato della Repubblica!

giu 23

Cari lettori del blog e di Collinews, oggi vi volevo sottoporre il mio ultimo intervento in Senato. Si discuteva del bilancio e se si esclude la spesa una tantum dei 7 milioni di euro versati come assegno di solidarietà di fine mandato agli ex Senatori questo è aumentato appena dello 0,66% rispetto al 2007, ben al di sotto dell’inflazione. Sembra opportuno continuare sulla scia del contenimento dei costi, non tanto per far cessare le critiche (anche perché non dipendono dai numeri) bensì perché l’intero bilancio dello Stato ha subito un ridimensionamento. Ritengo giusto che il meccanismo di adeguamento dell’indennità parlamentare al trattamento economico dei magistrati sia stato bloccato, e non sento alcuna mancanza dei rimborsi delle spese sostenute per i viaggi di studio all’estero.

Se tutto il Paese deve fare dei sacrifici è giusto che anche il Senato faccia i suoi. Ciò che non è giusto e non accetterò come senatrice e come cittadina è un attacco generico, volgare, inconcludente all’istituzione del Senato della Repubblica. Se vogliamo davvero evitare uno scollamento tra cittadini e politica possiamo anche rinunciare al parrucchiere e alle auto blu (che io tra l’altro non ho) ma soprattutto dobbiamo fare due cose: tornare alle preferenze in modo che ognuno possa scegliere da chi farsi rappresentare, ed abolire il bicameralismo perfetto che produce solo lentezze e duplicazioni.

Non abbiamo più scuse, torniamo alla tecnologia nucleare!

mag 13

Cari lettori di Collinews e del mio blog, oggi vorrei proporvi il mio pensiero su quello che riguarda la tecnologia nucleare, argomento dibattuto la scorsa settimana in aula in Senato. Nel 1987 decidemmo l’abbandono della tecnologia nucleare con la paura dei nuvoloni tossici del IV reattore di Chernobyl negli occhi. Tutti i paesi europei si spaventarono, noi fummo gli unici a compiere un salto all’indietro di trent’anni nascondendo in un cassetto le competenze acquisite. Un Paese moderno, seppur comprensibilmente preoccupato, non compie scelte fondamentali per il proprio futuro sulla base di una sensazione.

Ho un “solo” dubbio: perché dovremmo comprare energia dalle centrali atomiche francesi a due passi dai nostri confini e non produrla da noi? Perché dobbiamo dipendere dai nostri vicini? È stata sufficiente la caduta di un albero in svizzera per generare il black out nella penisola. Le energie rinnovabili non sono la soluzione. È necessario che qualcuno lo dica senza ipocrisia: il sole, il vento e l’acqua sono beni preziosi che Dio ci ha dato, ma non bastano a tenere accesi i nostri elettrodomestici e in attività le fabbriche.

L’orientamento del Governo è quello di arrivare al 25% di energia elettrica prodotta attraverso le rinnovabili. Chi sostiene che sia possibile puntare tutto su queste risorse dovrebbe anche spiegare agli italiani come consumare un quarto dell’energia che consuma oggi senza rinunciare ad andare a lavoro o a tenere il riscaldamento acceso. Adesso tocca al Governo localizzare nel territorio nazionale gli impianti di produzione elettrica nucleare e di stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Non sarà facile. Abbiamo già avuto un assaggio di quanto potrà accadere con le dimostrazioni contro la Tav, il passante di Mestre, il ponte sullo stretto e lo stoccaggio delle scorie. Dovunque verranno posizionate le centrali vi saranno proteste! Ascoltiamole finché possibile dopo di che sarà necessario imporre una decisione oppure ripiegare (di nuovo) con la coda tra le gambe continuando a lamentarci degli alti costi dell’energia e della dipendenza dall’Opec.

Cosa fare? Lo spray al peperoncino sembra non andare più bene

mag 7

Cari lettori di Collinews e del mio blog, oggi vorrei mettere alla vostra attenzione la questione che si sta creando contro l’uso dello spray al peperoncino. Prima che arrivi in Senato, in questi giorni la Camera dei Deputati sta discutendo sul disegno di legge sulla sicurezza che contiene, tra gli altri, l’articolo proposto dalla senatrice Bonfrisco per la liberalizzazione degli spray antiaggressione. 

In questi giorni sul Corriere della Sera si è letta la denuncia di Enzo Marco Letizia, segretario dell’Associzione Funzionari di Polizia che metteva al corrente che “quanto avvenuto negli ultimi mesi dimostra che lo spray urticante viene usato sempre più spesso da chi non è riuscito a procurarsi un’arma vera e lo usa per compiere furti, rapine, stupri“. La questione mi sembra stia assumento veramente dei toni importanti perchè ora vorrei sapere e chiedervi quale potrebbe essere un aiuto per quelle povere donne che sono costrette a uscire tardi la sera a fine turno di lavoro e avere un po’ meno paura di essere avvicinate da qualcuno.

Ho una mia amica personale che lavora come infermiera e mi assicura che la mattina presto d’inverno, quando è ancora notte fino alle 6.30, c’è veramente da avere paura quando si parte dalla periferia per dirigersi verso la città. Se non andasse bene neanche lo spray al peperoncino, cosa dovrebbe fare una donna  per non essere in balìa di qualche mascalzone? Voi cosa ne pensate?

Stalking: finalmente mai più scarcerazioni facili per gli stupratori

apr 24

Care lettrici e lettori di Collinews e del mio blog, oggi voglio condividere con voi l’approvazione (finalmente) da parte del Senato delle norme anti stupro e la legge sullo stalking. In particolare vorrei rendervi partecipi delle principali novità perchè viene resa obbligatoria la carcerazione preventiva per omicidi e stupratori in presenza di gravi indizi, sono aumentate le pene fino all’ergastolo per chi commette reati a sfondo sessuale accanto all’omicidio, ed è previsto il gratuito patrocinio per tutte le vittime di violenza sessuale. Quando i giudici hanno rimesso in libertà il ventiduenne che ha abusato di una ragazza ubriaca la notte di capodanno a Roma il Governo è intervenuto per decreto facendo riaprire le porte del carcere di Regina Coeli. Adesso la norma è approvata definitivamente e speriamo tolga di mezzo quell’ambiguità che ha portato diversi magistrati a scarcerazioni “sorprendenti”. Basta con il buonismo!

D’ora in avanti le persone che tormentano gli ex partner con telefonate a tutte le ore, pedinamenti e minacce rischieranno fino a quattro anni di carcere, sei se la vittima è minorenne o incinta. Non c’è bisogno che venga commessa alcuna violenza fisica, anche un comportamento idoneo a generare uno stato di paura ed ansia nella donna è sufficiente a far scattare la querela. Attenzione a non sottovalutare l’importanza di certi gesti minacciosi da parte di ex partner. Psicologi e criminologi concordano nel ritenere lo stalking l’anticamera di reati più gravi: si comincia pedinando la propria ex moglie e si finisce col commettere abusi sessuali e omicidi.

Testamento biologico: una legge contro l’ambiguità

mar 20

Cari lettori di Collinews e del mio blog, parlando di testamento biologico vorrei prima di tutto precisare che l’argomento merita parole e toni pacati. In occasione della morte di Eluana Englaro, non me la sento di giudicare o di puntare il dito contro quanti hanno scelto di lasciar morire Eluana, né contro i magistrati né contro i familiari che sono comunque passati attraverso anni di sofferenza, né contro chi ha materialmente messo fine alla vita di Eluana. Ognuno ha preso delle decisioni in base ai propri principi, rispondendo alla propria coscienza, credendo di fare il bene di una persona non più in grado di intendere e di volere. Ho forti dubbi che il bene di Eluana fosse la sua morte e mi permetto di manifestarli con la massima umiltà ed il rispetto necessari di fronte a tanto dolore.  

Premesso ciò, credo sia arrivato il momento di stabilire dei principi generali attraverso una legge che affronti il tema del “fine vita”, o del testamento biologico, in modo organico. Se c’è almeno una cosa sulla quale dovremmo essere tutti d’accordo è che il caso Englaro ha reso palese come certe  decisioni non possono essere prese da un singolo medico o da un giudice in base a qualche regolamento di una commissione tecnica. Serve una legge dello Stato che valga per tutte le persone che si trovano in condizione di “fine vita”.

Non intervenire su questo argomento comporterebbe due conseguenze: lasciare nel limbo centinaia di altre persone che si trovano in coma vegetativo e delegare le decisioni sulle loro vite a singoli medici o – peggio ancora – a carte bollate, ricorsi, appelli e sentenze di Cassazione.  Ecco, questa ambiguità, questa nebbia, (la stessa nebbia che ha portato alla morte di Eluana mediante sentenza), deve essere spazzata via il prima attraverso una legge chiara ed esaustiva.   

Per approfondire il mio punto di vista su questo argomento vi invito a leggere il mio intervento di mercoledì scorso in Aula nel mio editoriale di Collinews. 

Andreotti e il suo animo battagliero

gen 14

andreotti

Oggi sono in Senato e potete ben immaginare dove siano rivolti gli occhi di tutti: in Aula tutti guardano la serenità e al tempo stesso la commozione di Giulio Andreotti nel giorno del suo 90esimo compleanno. Con la sua sottile ironia ha già detto che oggi non capisce perchè ci siano tutti questi festeggiamenti: lui già pensa al centenario e quella di oggi è solo una giornata come tutte le altre.

Non devo certo essere io a ricordare chi sia Giulio Andreotti. Mi basta solo dire che è veramente impressionante la sua volontà e la sua speranza che definirei con un solo aggettivo: incrollabile! Non vorrei neanche ricordare la sua eccezionale carriera politica: sette volte come Presidente del Consiglio, otto volte come Ministro della Difesa e cinque come Ministro degli Esteri… potrei continuare ma mi fermo qua.  E’ da ricordare anche per come abbia vissuto ed affrontato le sue ultime vicissitudini: il suo animo forte e battagliero l’ha aiutato fortemente ad uscire da tutti i problemi perchè in fondo Giulio Andreotti è ancora un ragazzo. Veramente tanti auguri!

Il sistema è malato: il federalismo fiscale è la cura migliore

gen 12

Cari lettori di Collinews e del mio blog, nell’augurarvi nuovamente un buon 2009 oggi vorrei rivolgere la mia attenzione alla questione del federalismo fiscale. Oggi un cittadino lombardo paga 15.700 euro di tasse l’anno e riceve 13.000 euro in servizi, trattiene quindi l’83% di quanto paga al fisco. Un impiegato di Mestre versa 12.929 euro all’Agenzia delle entrate e ne riceve indietro 10.147, l’82%. A Catanzaro un insegnante versa 6960 euro ed ottiene dallo Stato 10.588 euro, il 151%, la Sicilia riceve il 152% di quanto versa, la Valle D’Aosta il 135% e la Campania si accontenta del 126%. Come se non bastassero queste cifre, abbiamo appena concesso 140 milioni di euro a Catania e ben mezzo miliardo a Roma. Per investimenti? Per nuove metropolitane o strade? Assolutamente no. Per ripianare i loro debiti.

Il sistema non funziona. E il sistema non funziona  perché per la quantità di fondi che sono stati distribuiti al Sud dalla Cassa del Mezzogiorno ai fondi strutturali europei, la Sicilia dovrebbe essere la Silicon Valley del Mediterraneo, la Campania il paradiso dei turisti e la Calabria dovrebbe avere un tasso di disoccupazione irrisorio. Così ovviamente non è. E stanziare ulteriori fondi non cambierà la situazione.

Il disegno di legge sul federalismo che discuteremo in Senato a breve tenta di risolvere il problema stravolgendo il rapporto tra Stato e Regioni. Abbandonando il criterio della “spesa storica” lo Stato non avrà più l’onere di rimborsare le Regioni in base a quanto hanno speso fino all’anno scorso, ma garantirà solo il finanziamento integrale di sanità, istruzione e assistenza sulla base dei “costi standard”, ovvero sulla base di quanto spende per quello stesso servizio una regione virtuosa. Una Tac costerà la stessa cifra in Molise e in Veneto, un intervento di appendicite non potrà costare in Sicilia quattro volte quello che costa in un ospedale piemontese.

Certo, aspettarsi una simile rivoluzione dal testo che stiamo discutendo è forse eccessivo. Il disegno di legge è una delega e di tempi di attuazione saranno, giustamente, lunghi. L’importante è che la riforma non si dilunghi tra riunioni e concertazioni perdendo il suo forte impatto. Spero che la determinazione di questa maggioranza e il momento storico particolarmente delicato convinceranno molti a ritirare veti e mugugni.

Salviamo le banche, in Italia non sono il male

dic 2

Cari lettori, oggi nel mio editoriale potete trovare il mio intervento al Senato sul disegno di legge in discussione in questi giorni che predispone uno schema di intervento a sostegno degli istituti di credito in crisi. Il voto di questi giorni non serve solo a salvare le banche ma anche ad evitare che le imprese – specialmente quelle di dimensioni ridotte – smettano di ricevere finanziamenti rimandando gli investimenti e licenziando personale. Per questo l’efficacia della  norma dipenderà dai programmi di stabilizzazione e rafforzamento delle banche e dalle loro politiche di credito. Dipenderà da quanto contenuto in quei documenti se l’intervento che approveremo sarà un favore alle banche che hanno causato la crisi o alle famiglie che questa crisi l’hanno subita.

Attenzione. Le banche italiane non sono il male. In questi anni hanno fatto importanti acquisizioni all’estero ed hanno sostenuto imprese come Alitalia o la Fiat che da sole sarebbero scomparse lasciando a casa centinaia di migliaia di lavoratori. Eppure oggi hanno fallito nella loro principale missione: la gestione del rischio. Non si sono dimostrate in grado di mettere il proprio patrimonio a riparo da avventurose speculazioni. Per questo serve una nuova stringente regolamentazione il più possibile uniforme in tutti i sistemi europei. E poi una riforma specifica per gli istituti di credito italiani che elimini quei conflitti di interesse che hanno generato i casi Parmalat e Cirio. Oggi c’è un tornado e dobbiamo sbarrare le finestre e rinforzare i tetti. Domani dovremo rifare da capo le fondamenta, riscrivere le regole del gioco.

C’è la possibilità che lo Stato guadagni da un intervento nel capitale delle banche. Acquistare oggi che le quotazioni sono molto basse e rivendere a crisi finita quando i listini saranno tornati a livelli ragionevoli può essere addirittura un affare. In ogni caso non credo che il compito del Governo sia fare trading o speculare sui titoli. Mi accontenterei di non mettere in pericolo il bilancio. Proprio questo è il punto. Le garanzie offerte dal Tesoro hanno un senso solo se lo stesso Tesoro non ha difficoltà di finanziamento sul mercato. Non vi sono segnali in questa direzione. Ciò non toglie che un debito pubblico ben al di sopra del 100% del Pil non consente spese fuori controllo. Non possiamo stanziare altre decine di miliardi a pioggia (come sento chiedere a Sinistra) e non possiamo neanche permetterci uno sciopero generale.

Non è nelle nostre possibilità. Non oggi. Non con questa crisi in corso. Per questo faccio un appello alle opposizioni ed alla Cgil: fermatevi! Lo sciopero è un diritto sacrosanto sancito dalla nostra Costituzione, ma per il bene dell’Italia, oggi, fermatevi! Non è il momento di dare segnali negativi ai mercati. Già dubitano della solidità delle nostre banche, non facciamoli dubitare della capacità dello Stato di tenere sotto controllo la spesa e il debito pubblico.


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