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Testamento biologico: una legge contro l’ambiguità

mar 20

Cari lettori di Collinews e del mio blog, parlando di testamento biologico vorrei prima di tutto precisare che l’argomento merita parole e toni pacati. In occasione della morte di Eluana Englaro, non me la sento di giudicare o di puntare il dito contro quanti hanno scelto di lasciar morire Eluana, né contro i magistrati né contro i familiari che sono comunque passati attraverso anni di sofferenza, né contro chi ha materialmente messo fine alla vita di Eluana. Ognuno ha preso delle decisioni in base ai propri principi, rispondendo alla propria coscienza, credendo di fare il bene di una persona non più in grado di intendere e di volere. Ho forti dubbi che il bene di Eluana fosse la sua morte e mi permetto di manifestarli con la massima umiltà ed il rispetto necessari di fronte a tanto dolore.  

Premesso ciò, credo sia arrivato il momento di stabilire dei principi generali attraverso una legge che affronti il tema del “fine vita”, o del testamento biologico, in modo organico. Se c’è almeno una cosa sulla quale dovremmo essere tutti d’accordo è che il caso Englaro ha reso palese come certe  decisioni non possono essere prese da un singolo medico o da un giudice in base a qualche regolamento di una commissione tecnica. Serve una legge dello Stato che valga per tutte le persone che si trovano in condizione di “fine vita”.

Non intervenire su questo argomento comporterebbe due conseguenze: lasciare nel limbo centinaia di altre persone che si trovano in coma vegetativo e delegare le decisioni sulle loro vite a singoli medici o – peggio ancora – a carte bollate, ricorsi, appelli e sentenze di Cassazione.  Ecco, questa ambiguità, questa nebbia, (la stessa nebbia che ha portato alla morte di Eluana mediante sentenza), deve essere spazzata via il prima attraverso una legge chiara ed esaustiva.   

Per approfondire il mio punto di vista su questo argomento vi invito a leggere il mio intervento di mercoledì scorso in Aula nel mio editoriale di Collinews. 

Andreotti e il suo animo battagliero

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Oggi sono in Senato e potete ben immaginare dove siano rivolti gli occhi di tutti: in Aula tutti guardano la serenità e al tempo stesso la commozione di Giulio Andreotti nel giorno del suo 90esimo compleanno. Con la sua sottile ironia ha già detto che oggi non capisce perchè ci siano tutti questi festeggiamenti: lui già pensa al centenario e quella di oggi è solo una giornata come tutte le altre.

Non devo certo essere io a ricordare chi sia Giulio Andreotti. Mi basta solo dire che è veramente impressionante la sua volontà e la sua speranza che definirei con un solo aggettivo: incrollabile! Non vorrei neanche ricordare la sua eccezionale carriera politica: sette volte come Presidente del Consiglio, otto volte come Ministro della Difesa e cinque come Ministro degli Esteri… potrei continuare ma mi fermo qua.  E’ da ricordare anche per come abbia vissuto ed affrontato le sue ultime vicissitudini: il suo animo forte e battagliero l’ha aiutato fortemente ad uscire da tutti i problemi perchè in fondo Giulio Andreotti è ancora un ragazzo. Veramente tanti auguri!

Il sistema è malato: il federalismo fiscale è la cura migliore

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Cari lettori di Collinews e del mio blog, nell’augurarvi nuovamente un buon 2009 oggi vorrei rivolgere la mia attenzione alla questione del federalismo fiscale. Oggi un cittadino lombardo paga 15.700 euro di tasse l’anno e riceve 13.000 euro in servizi, trattiene quindi l’83% di quanto paga al fisco. Un impiegato di Mestre versa 12.929 euro all’Agenzia delle entrate e ne riceve indietro 10.147, l’82%. A Catanzaro un insegnante versa 6960 euro ed ottiene dallo Stato 10.588 euro, il 151%, la Sicilia riceve il 152% di quanto versa, la Valle D’Aosta il 135% e la Campania si accontenta del 126%. Come se non bastassero queste cifre, abbiamo appena concesso 140 milioni di euro a Catania e ben mezzo miliardo a Roma. Per investimenti? Per nuove metropolitane o strade? Assolutamente no. Per ripianare i loro debiti.

Il sistema non funziona. E il sistema non funziona  perché per la quantità di fondi che sono stati distribuiti al Sud dalla Cassa del Mezzogiorno ai fondi strutturali europei, la Sicilia dovrebbe essere la Silicon Valley del Mediterraneo, la Campania il paradiso dei turisti e la Calabria dovrebbe avere un tasso di disoccupazione irrisorio. Così ovviamente non è. E stanziare ulteriori fondi non cambierà la situazione.

Il disegno di legge sul federalismo che discuteremo in Senato a breve tenta di risolvere il problema stravolgendo il rapporto tra Stato e Regioni. Abbandonando il criterio della “spesa storica” lo Stato non avrà più l’onere di rimborsare le Regioni in base a quanto hanno speso fino all’anno scorso, ma garantirà solo il finanziamento integrale di sanità, istruzione e assistenza sulla base dei “costi standard”, ovvero sulla base di quanto spende per quello stesso servizio una regione virtuosa. Una Tac costerà la stessa cifra in Molise e in Veneto, un intervento di appendicite non potrà costare in Sicilia quattro volte quello che costa in un ospedale piemontese.

Certo, aspettarsi una simile rivoluzione dal testo che stiamo discutendo è forse eccessivo. Il disegno di legge è una delega e di tempi di attuazione saranno, giustamente, lunghi. L’importante è che la riforma non si dilunghi tra riunioni e concertazioni perdendo il suo forte impatto. Spero che la determinazione di questa maggioranza e il momento storico particolarmente delicato convinceranno molti a ritirare veti e mugugni.

Salviamo le banche, in Italia non sono il male

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Cari lettori, oggi nel mio editoriale potete trovare il mio intervento al Senato sul disegno di legge in discussione in questi giorni che predispone uno schema di intervento a sostegno degli istituti di credito in crisi. Il voto di questi giorni non serve solo a salvare le banche ma anche ad evitare che le imprese – specialmente quelle di dimensioni ridotte – smettano di ricevere finanziamenti rimandando gli investimenti e licenziando personale. Per questo l’efficacia della  norma dipenderà dai programmi di stabilizzazione e rafforzamento delle banche e dalle loro politiche di credito. Dipenderà da quanto contenuto in quei documenti se l’intervento che approveremo sarà un favore alle banche che hanno causato la crisi o alle famiglie che questa crisi l’hanno subita.

Attenzione. Le banche italiane non sono il male. In questi anni hanno fatto importanti acquisizioni all’estero ed hanno sostenuto imprese come Alitalia o la Fiat che da sole sarebbero scomparse lasciando a casa centinaia di migliaia di lavoratori. Eppure oggi hanno fallito nella loro principale missione: la gestione del rischio. Non si sono dimostrate in grado di mettere il proprio patrimonio a riparo da avventurose speculazioni. Per questo serve una nuova stringente regolamentazione il più possibile uniforme in tutti i sistemi europei. E poi una riforma specifica per gli istituti di credito italiani che elimini quei conflitti di interesse che hanno generato i casi Parmalat e Cirio. Oggi c’è un tornado e dobbiamo sbarrare le finestre e rinforzare i tetti. Domani dovremo rifare da capo le fondamenta, riscrivere le regole del gioco.

C’è la possibilità che lo Stato guadagni da un intervento nel capitale delle banche. Acquistare oggi che le quotazioni sono molto basse e rivendere a crisi finita quando i listini saranno tornati a livelli ragionevoli può essere addirittura un affare. In ogni caso non credo che il compito del Governo sia fare trading o speculare sui titoli. Mi accontenterei di non mettere in pericolo il bilancio. Proprio questo è il punto. Le garanzie offerte dal Tesoro hanno un senso solo se lo stesso Tesoro non ha difficoltà di finanziamento sul mercato. Non vi sono segnali in questa direzione. Ciò non toglie che un debito pubblico ben al di sopra del 100% del Pil non consente spese fuori controllo. Non possiamo stanziare altre decine di miliardi a pioggia (come sento chiedere a Sinistra) e non possiamo neanche permetterci uno sciopero generale.

Non è nelle nostre possibilità. Non oggi. Non con questa crisi in corso. Per questo faccio un appello alle opposizioni ed alla Cgil: fermatevi! Lo sciopero è un diritto sacrosanto sancito dalla nostra Costituzione, ma per il bene dell’Italia, oggi, fermatevi! Non è il momento di dare segnali negativi ai mercati. Già dubitano della solidità delle nostre banche, non facciamoli dubitare della capacità dello Stato di tenere sotto controllo la spesa e il debito pubblico.

L’ennesimo sacrificio in favore di Roma e Catania

nov 11

Non riesco a nascondere un lieve imbarazzo nel dare il mio voto favorevole alla conversione in legge del decreto 154. Capisco gli sforzi dei ministri Calderoli e Tremonti per limitare i danni, ma è inutile negarlo: stiamo spendendo 640 milioni di euro per premiare chi ha sperperato denaro pubblico. Ovviamente non si può che essere felici per i 260 milioni destinati ai Comuni come risarcimento per l’abolizione dell’Ici. Tanto è stato giusto togliere la tassa sulla prima casa, tanto oggi è necessario aiutare i sindaci che con quella tassa costruivano asili e strade.

Il punto è che il decreto in discussione stanzia anche 140 milioni di euro per ripianare i debiti di Catania, e 500 milioni per i debiti di Roma. Sotto l’Etna le cronache parlano di interi quartieri al buio, le Poste che si rifiutano di spedire le raccomandate del Comune e gli addetti all’assistenza anziani senza stipendio da mesi. Insomma, Catania è sull’orlo del crack. Nei pressi del Colosseo l’allegra gestione Rutelli-Veltroni ha lasciato un debito di 6,9 miliardi. Sei virgola nove miliardi. Un conto piuttosto salato per chi fino a ieri ha raccontato la favola della festa del cinema, i concerti sotto le stelle, la notte bianca.

Sembrava la città dei sogni. Oggi i romani dovranno rinunciare a 500 milioni di investimenti per finanziare la spesa corrente, ovvero stipendi e consulenze. È bene che riflettano anche gli automobilisti in coda sul raccordo: i soldi per le metro non ci sono più, sono stati spesi in marketing, anzi, pubblicità ingannevole. Dal 2010 poi verranno stanziati ogni anno 500 milioni di euro a favore di Roma Capitale. Anche in questo caso non si investirà un euro, non nascerà una nuova Silicon Valley sulla Tiburtina, né si creeranno migliaia di posti di lavoro. Questi soldi verranno sottratti agli investimenti in altre Regioni e spesi per pagare le bollette, il debito e gli interessi della Capitale.

Il primo atto del sindaco Alemanno è stato risparmiare 200 mila euro in stipendi dello staff e  ridurre i dirigenti esterni da 31 a 12. Si può fare, onorevole Veltroni! (Yes we can! Se preferisce l’inglese). E quanti asili si potevano costruire con i 640 milioni che oggi spendiamo per i debiti di Roma e Catania? Quante strade si potevano asfaltare? Quanti parchi per bambini o assegni per i più poveri? Ed invece questi soldi saranno un premio per chi ha speso troppo e una punizione per i Comuni virtuosi, quelli che non potendosi permettere i Beatles hanno ingaggiato la banda di paese. Non è la solita querelle tra Nord e Sud. Si tratta di premiare chi ha seguito le regole e punire chi ha sperperato, prima che i virtuosi inizino a dubitare della correttezza del gioco e smettano di pagare per tutti.

Questo decreto fa esattamente il contrario. Nonostante tutto lo voterò, senza entusiasmo, per due motivi. Primo: non credo sia giusto lasciare al buio centinaia di famiglie catanesi, o licenziare i dipendenti del Comune di Roma. Non tocca a loro pagare gli errori dei sindaci. Secondo: il decreto in discussione è stato approvato dal Consiglio dei Ministri solo per far accettare a tutti il disegno di legge sul federalismo fiscale. Abbiamo ceduto al ricatto pur di ottenere le riforme. Dobbiamo avere più trasparenza nei trasferimenti di fondi tra Regioni, dobbiamo  responsabilizzare gli amministratori locali facendo scegliere loro se preferiscono mantenere 14.000  forestali o costruire 4 asili in più ogni anno, dobbiamo evitare che in Calabria una tac costi il doppio che in Lombardia o che alcune Regioni paghino il sangue 4 volte più delle altre. Per avere tutto ciò domani, a quanto pare, dobbiamo regalare oggi questi 640 milioni a Roma e Catania. Speriamo solo si tratti dell’ultimo sacrificio prima della grande riforma.

Il decreto Gelmini e’ finalmente legge

ott 29

Come tutti sapete, da questa mattina, il decreto Gelmini di riforma della Scuola e’ legge. Il decreto in Senato e’ stato approvato in via definitiva con 162 voti a favore, 134 contrari e tre astenuti e non e’ stato modificato dai senatori dopo la votazione del 9 ottobre. Non posso che essere d’accordo con le prime dichiarazioni del ministroLa scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell’educazione“. Sono anche convinta che sia giusto che questo provvedimento sia diventato legge perche’, guardando con attenzione, tutte le falsita’ che sono state dette in questi tempi non corrispondono alla realta’ che abbiamo davanti agli occhi.

Il primo nuovo giorno al Senato

apr 29

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Oggi mi sono vestita di rosso perchè il colore della “battaglia” e da oggi si inizia a fare sul serio. Una seduta velocissima che fortunatamente non è andata come la precedente, quella per Marini, visto il netto numero di voti a favore di Schifani. Un cambio di mano veloce che ha portato alla seconda carica dello Stato un uomo di grande qualità. Ho visto Schifani molto contento ma anche molto emozionato: da avvocato quale è, sono convinta che abbia nel suo DNA tutto quello che serve in materia legislativa.

Ieri sera, alla riunione al Capranica con Berlusconi, ho visto anche Alemanno. Anche lui molto emozionato, gli abbiamo riservato una standing ovation al suo arrivo, ma anche molto provato. Non deve essere stato facile questo periodo di campagna elettorale e non sarà neanche di poco conto quello che lo aspetta come primo cittadino di Roma. Quando si dice che essere il Sindaco di Roma (ed anche di Milano) equivale a ricoprire un importante ruolo in un dicastero dello Stato, penso che il ruolo di Alemanno sià ancor più importante vista la responsabilità diretta verso la Capitale d’Italia.

Ce l’ho fatta! Serviva gente più pragmatica

apr 15

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Ce l’ho fatta! Un ‘esperienza che per me non è assolutamente nuova perchè sono già stata in Senato nel recente passato. Mi fa piacere non solo per me ma anche per il Paese perchè sono dell’idea che servisse gente più pragmatica. In questi giorni rimarrò a Milano con alcune cose ancora da terminare, poi dal 29 arriverò a Roma per il primo insediamento. Un ringraziamento a tutti.